Colpo al clan Falanga, in manette il figlio del boss

Colpo al clan Falanga, in manette il figlio del boss

Napoli. In manette il figlio del boss. Nelle prime ore di stamane personale della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Torre del Greco ha proceduto all’esecuzione di un decreto di ordinanza cautelare in carcere a carico di GAUDINO ANIELLO, di anni 20, figlio del più noto Domenico Gaudino già reggente del clan Falanga operante in Torre del Greco.

Il giovane rampollo è accusato di violenza privata e minacce gravi nei confronti dell’imprenditore che ha denunciato diverse condotte estorsive subite dal clan, con l’aggravante – per entrambi i delitti – dell’essere stata la minaccia posta in essere al fine di agevolare le attività criminali del sodalizio camorristico operante in Torre del Greco e già facente capo a FALANGA Domenico – e a GAUDINO Domenico, padre di Aniello, atteso che lo stesso imprenditore aveva reso dichiarazioni accusatorie in relazione a plurimi episodi estorsivi consumati dalle cosche camorristiche – ed in particolare proprio a carico di GAUDINO Domenico che anche sulla base di tali dichiarazioni accusatorie ha riportato condanna per art. 41 6 bis c.p. e plurime ipotesi estorsive alla pena di anni 12 ed euro 14.000,00 con sentenza n.1559/14 del 29.05.14 – e comunque con l’aggravante dell’aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p. e con metodologia mafiosa, utilizzando, in particolare la forza intimidatrice derivante dall’appartenenza del padre al predetto clan camorristico.

All’esito di accurate indagini eseguite scrupolosamente dagli investigatori del Commissariato di Torre del Greco, l’Autorità Giudiziaria ha rilevato sussistere il concreto ed attuale pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede considerate le specifiche modalità e circostanze del fatto, nonché la personalità della persona sottoposta alle indagini, quale desumibile dai comportamenti tenuti dal medesimo in occasione dei fatti, non trascurando il contesto camorristico in cui è maturato il fatto e che connota l’azione posta in essere dal Gaudino Aniello nei confronti della vittima, a scopo chiaramente ritorsivo e con l’utilizzo di modalità intimidatorie tipiche del predetto contesto.

Anche la particolare pervicacia mostrata dal Aniello Gaudino nell’impedire al malcapitato imprenditore di poter recarsi e stazionare nel territorio di Torre de Greco per lo svolgimento della propria attività lavorativa e nel costringerlo ad abbandonare suddetto territorio, cercando più volte una colluttazione fisica con quest’ultimo a scopo intimidatorio. Azioni già constatate nell’estate del 2015 allorquando la vittima veniva presa di mira dall’indagato costringendolo ad allontanarsi repentinamente da Torre del Greco. A tale episodio seguono poi altri episodi nel febbraio scorso, caratterizzati dalle stesse modalità di particolare spregiudicatezza nel perseguimento del fine criminoso con inseguimenti a volto scoperto, e dall’evidente veemenza con cui l’autore del fatto costringeva la vittima ad allontanarsi con calci alla portiera dell’auto e sputi.