Caso Pantani, ancora La Torre: “Solo i boss di Giugliano potevano far fuori il Pirata”

Caso Pantani, ancora La Torre: “Solo i boss di Giugliano potevano far fuori il Pirata”

Giugliano. Il cerchio si stringe. Le dichiarazioni del boss di Mondragone, La Torre, individuerebbero i responsabili della disfatta di Madonna di Campiglio, dove Marco Pantani fu escluso dal Giro d’Italia dopo un controllo antipoding. “Conoscendo le amicizie dei predetti do per scontato che l’Alleanza di Secondigliano e i boss di Giugliano possano aver organizzato il tutto”, dice il boss nella dichiarazione integrale rilasciata alla Procura di Forlì e ripresa ieri da Il Fatto Quotidiano. “Solo i Mallardo di Giugliano, con poteri decisionali nell’Alleanza di Secondigliano, potevano aver fatto una cosa simile”, dice sempre il boss in un’altra dichiarazione riportata questa volta da Il Mattino.

Il motivo? Se Pantani avesse vinto, la camorra avrebbe dovuto pagare miliardi di lire di scommesse a nero e sarebbe finita in bancarotta. Falsare i risultati antidoping era l’unica soluzione per boicottare il Giro d’Italia. Un quadro investigativo inquietante, che però rischia di finire in archivio per l’impossibilità, come dice la Procura di Forlì, di individuare i responsabili dei reati. E pensare che tutto era partito dalle dichiarazioni di Renato Vallanzasca, il criminale lombardo in contatto in carcere con alcuni esponenti di spicco della criminalità partenopea, i quali gli avrebbe rivelato il terribile retroscena del Giro del ’99.

Da lì sono partite le indagini. E’ stato ascoltato dai pm l’uomo che aveva rivelato a Vallanzasca le ragioni dell’esclusione del Pirata dal Giro d’Italia. Poi altri soggetti, tra cui il boss La Torre, in ottimi rapporti con il clan dei Casalesi e con i capi dell’Alleanza di Secondigliano, di cui i Mallardo, soprattutto negli anni ’90, erano i esponenti di primo piano. La loro forza economica ed imprenditoriale renderebbe possibile uno scenario di minacce e intimidazioni in grado di influenzare i controlli antipoding. Due le possibili falsificazioni dei risultati: o attraverso lo scambio di provette, oppure attraverso la “deplasmazione”, cioè l’alterazione in laboratorio dei risultati dell’ematocrito.

Non è un mistero d’altronde che i Mallardo abbiano sempre avuto, insieme ai Lo Russo di Miano, un forte interesse nel business delle scomesse, clandestine e legali. Lo dimostrano anche alcuni recenti arresti. Nel 2013 è finito in manette a Roma Francesco Basile, imprenditore 54enne ammanettato dalla Guardia Di Finanza di Roma, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.  L’uomo fungeva da prestanome della cosca giuglianese per la gestione dei centri scommesse “Tuttosport” e “Real bet” nel giuglianese. Sempre nel 2013 finirono in manette 38 persone dei Venosa e dei Mallardo facenti parti di una rete criminale in grado di gestire un giro di scommesse online tra Puglia, Campania, Calabria e Sicilia.