Carla Caiazzo e Lucia Annibali, due storie simili. Oggi la sentenza per Pietropaolo

Carla Caiazzo e Lucia Annibali, due storie simili. Oggi la sentenza per Pietropaolo

Carla Caiazzo e Lucia Annibali. Due donne che stavano per morire per mano di un uomo. Due donne giovani, entrambe belle, ustionate e sfregiate a vita. Due storie simili che hanno per protagoniste due ragazze vittime della furia e della cattiveria del proprio ex. Ieri è andato in onda su Rai1 il film su Lucia Annibali, “Io ci sono”. Oggi, per effetto di una strana coincidenza, ci sarà la sentenza di primo grado contro Paolo Pietropaolo per il tentato omicidio di Carla Caiazzo, 38 anni.

La storia. Un episodio accaduto il primo febbraio 2016 a Pozzuoli, quando Carla, incinta di una bambina all’ottavo mese, venne data alle fiamme dall’ex con del liquido infiammabile. Pietropaolo, dopo il raptus di follia, si diede alla fuga a bordo di un’autovettura per poi schiantarsi contro il guardrail del ponte del Garigliano, sulla Domitiana, al confine tra la Campania e il Lazio mentre guidava sotto l’effetto di psicofarmaci. In quelle ore convulse, i medici fecero partorire Carla con un taglio cesareo. Nacque Giulia Pia. Poi il buio: per quasi due mesi Carla ha lottato tra la vita e la morte. Quando ha ripreso coscienza, le prime parole che disse erano per la sua bambina: “Come sta la piccola?”

Il processo.  L’altra storia è andata avanti nelle aule di tribunale. A porte chiuse, rito abbreviato, la Procura ha chiesto una condanna a quindici anni di reclusione. Non è il massimo della condanna, il verdetto spetta al giudice. Il Raffaello Falcone oggi replicherà alle arringhe difensive e chiuderà l’istruttoria dibattimentale. Poi, il giudice per le udienze preliminari, Egle Pilla, potrà ritirarsi in camera di consiglio e firmare la sentenza di primo grado su uno degli episodi più inquietanti registrato dalla cronaca campana. Rappresentata dal penalista Maurizio Zuccaro, Carla Ilenia Caiazzo potrebbe essere in aula questa mattina, dal momento che in questi mesi la donna è mancata all’appello come parte offesa per questioni sanitarie. Come è noto si è sottoposta a diversi interventi chirurgici per le conseguenze delle ustioni riportate su tutto il corpo.

 

 

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