Camorra, omicidio Nicola Notturno: l’ombra dei Di Lauro e la vendetta per quello zio “pentito”

Camorra, omicidio Nicola Notturno: l’ombra dei Di Lauro e la vendetta per quello zio “pentito”

Faida a Napoli. Dieci i colpi di arma da fuoco esplosi per uccidere il figlio di Raffaele Notturno, boss dell’omonimo gruppo del clan degli Scissionisti.

Nicola Notturno – questo è il nome della vittima –  è stato colpito la notte scorsa intorno alle 3 in via Ghilsleri ed era già noto alle forze dell’ordine. Troppi i colpi che si sono conficcati, Nicola è morto mentre l’ambulanza lo stava trasportando al San Giovanni Bosco. Sul caso stanno indagando gli agenti del commissariato di polizia di Scampia, in collaborazione con la Squadra Mobile. Stando ad una prima ricostruzione, pare che Notturno si trovasse in auto e che sia stato affiancato da una vettura – ancora da identificare – da cui sarebbero sbucati i suoi sicari. Dopo l’agguato, gli aggressori sarebbero riusciti a scappare verso Viale della Resistenza. Una dinamica incerta, che in seguito alle indagini potrà essere ricostruita meglio.

Le ipotesi degli inquirenti risultano essere due: la prima riguarderebbe una rivalità tra clan e l’inizio di una nuova faida di camorra con i Di Lauro, dato che molti figli di Ciruzzo o’ milionario sono liberi; ma potrebbe anche trattarsi di una vendetta, ipotesi che gli inquirenti non trascurano. Una vendetta legata al pentimento di suo zio, Gennaro Notturno, che da giorni collabora con la Procura e che sta svelando importanti retroscena sulla camorra a nord di Napoli. Lo zio Gennaro, noto come “O’ Sarracino”, ha partecipato alla prima faida a Scampia, quella in cui il gruppo Amato-Pagano si rese autonomo dai Di Lauro, e che avvenne esattamente nel 2004. Le sue testimonianze sono state fondamentali per gli inquirenti, soprattutto per la ricostruzione di quei 80 omicidi commessi in soli 10 mesi e che vide l’area Nord di Napoli macchiarsi di sangue.

Lo zio Gennaro, intanto, ha confessato il primo omicidio ed è quello di Antonio Landieri, un innocente assassinato per errore a Scampia durante una spedizione punitiva e di cui Gennaro si ritiene il responsabile. Ma non finisce qui: nella sua confessione, Gennaro Notturno offre nuovi elementi che attirano particolarmente l’attenzione del pool antimafia. A capo di quella operazione c’erano ben sette persone ed il mandate fu Lello Amato. Per riparare quel grosso errore commesso, il clan risarcì la famiglia di Landieri, sperando che quella lauta somma di denaro potesse discolparli.

Esattamente 150 mila euro furono offerti ai parenti di Landieri, soldi che non furono mai accettati. Insomma a Napoli, il pentimento di Gennaro Notturno sta generando tensione e anche molta paura. Tra i nomi citati nei lunghi interrogatori, compaiono anche l’Arcangelo, Guido Abbinante, Cesare Pagano e Raffaele Amato. Quest’ultimo, tra l’altro, aveva stretto un rapporto di grande fiducia: l’uno poteva contare sull’altro in qualsiasi occasione. Arcangelo, invece, viene nominato da Notturno quando racconta della terza faida di Scampia: la fece iniziare lui dopo aver ottenuto i domiciliari a Milano. Si finse iperteso e raggirò le autorità, fu un gioco da ragazzi: gli bastò trattenere il fiato prima che gli misurassero la pressione. Da Milano, diede inizio alla guerra. I suoi occhi e le sue armi erano a Napoli.