Camorra. “I Di Lauro devono lasciare i Sette Palazzi”, così fu ucciso il disabile Landieri

Camorra. “I Di Lauro devono lasciare i Sette Palazzi”, così fu ucciso il disabile Landieri

Napoli. Giustizia per la morte del disabile Antonio Landieri, ucciso degli Scissionisti il 6 novembre 2004. Stamani la Squadra Mobile di Napoli ha dato esecuzione, infatti, ad un’ordinanza di custodia cautelare che ha disposto il carcere per cinque indagati, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda di Napoli. (LEGGI)

Nel raid armato vennero feriti altri 5 ragazzi. Solo Antonio, che aveva problemi motori dall’infanzia, cadde sotto i colpi di sicari. L’azione armata si inserisce nel contesto sanguinoso della prima faida di Scampia – Secondigliano, scoppiata nell’ottobre 2004 nell’area nord di Napoli. Come in altre occasioni, sotto i colpi dei killer cadde una vittima innocente, del tutto estranea alle logiche delle organizzazioni criminali, che si trovava nel luogo sbagliato quando un gruppo di fuoco entrò in azione per colpire gli affiliati alla fazione avversaria.

Si tratta di un episodio omicidiario che – spiega oggi la Procura in una nota firmata dall’aggiunto Filippo Beatrice – seguiva di pochissimi giorni il primo clamoroso evento che aveva segnato l’inizio della guerra tra i DI LAURO e gli SCISSIONISTI, il duplice omicidio Montanino – Salierno, e che venne perpetrato a seguito di un raid voluto dai vertici della scissione, con un gruppo di fuoco pesantemente armato, anche con una mitraglietta Uzi, allo scopo di cacciare dalla zona dei Sette Palazzi di Scampia gli affiliati dei Di Lauro, secondo una logica di ferreo controllo del territorio che diventerà abituale anche negli scontri successivi.

I componenti del gruppo di fuoco giunsero in via Labriola isolato 1 (i cosiddetti Sette Palazzi) e, scesi da un’autovettura armati, iniziarono a sparare all’impazzata, in direzione di un gruppo di ragazzi lì presente, ritenendoli affiliati dei Di Lauro, insediati nella zona.

Landieri tentò di fuggire come gli altri, ma venne ritardato nella fuga dalla sua disabilità e venne attinto mortalmente alla schiena da due colpi sparati da media distanza, mentre gli altri ragazzi presenti riportarono tutti lesioni da arma da fuoco. Secondo quanto ritenuto dal gip nell’ordinanza cautelare, attraverso le indagini, è stato possibile non solo ricostruire la dinamica dell’azione di fuoco ma altresì identificare con certezza i partecipi e il mandante della stessa, il boss Cesare Pagano, capo degli Amato-Pagano, e in quel momento arroccato nel territorio di Licola al sicuro da reazioni armate dei Di Lauro, perché circondato dai propri fedelissimi.

Un apporto fondamentale alle indagini è stato fornito dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, emersi nell’ultimo periodo; rilevanti sono risultati pure gli accertamenti ed i minuziosi riscontri operati dalla Squadra Mobile presso la Questura di Napoli nonché le indagini tecniche.

Di particolare rilievo è la circostanza che il gruppo di fuoco risulta essere stato composto, oltre che da fedelissimi di Cesare Pagano, da soggetti che negli anni successivi avrebbero assunto ruoli apicali nelle consorterie che hanno costituito la fazione scissionista, tra cui Giovanni Esposito (capo degli ABBINANTE), Gennaro Notturno, esponente apicale dell’omonima famiglia, nonché due soggetti vicinissimi a Pagano, quali Davide Francescone e Ciro Caiazza, armiere di fiducia del clan.
Altri tre soggetti, che risulta abbiano partecipato con compiti diversi al raid, sono morti successivamente in altrettanti agguati camorristici o vittime di lupara bianca. La vicenda dell’assassinio di Antonio Landieri ebbe all’epoca vasta eco. Nel 2015, il Ministero degli Interni lo ha riconosciuto come vittima innocente della criminalità organizzata, grazie al supporto del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, della fondazione Polis e di Libera Campania. La giunta comunale approvò la delibera con la quale è stato intitolato ad Antonio Landieri il campo sportivo di Scampia.