Camorra a Sant’Antimo, ecco come fu pianificato l’omicidio di ‘o Negus

Camorra a Sant’Antimo, ecco come fu pianificato l’omicidio di ‘o Negus

Sant’Antimo. Fu un vero e proprio terremoto nella mala locale. Un delitto eccellente per sancire la supremazia territoriale. L’omicidio del boss Francesco Verde detto ‘o Negus non poteva fallire, l’agguato tra Sant’Antimo e Casandrino doveva essere portato a termine. I clan Puca e Marrazzo approfittarono dell’assenza dei Ranucci, messi in ginocchio dagli arresti, per realizzare il delitto il 28 dicembre 2007.

Lì partì l’ascesa criminale del clan Puca guidato da Pasquale ‘o minorenne. La cosca ieri è stata decapitata dai carabinieri su richiesta della Dda di Napoli. Per l’omicidio del boss Verde sono stati arrestati Antonio Femiano, Amodio Ferriero, Amodio Ferriero, Lorenzo Iavazzo e Antimo Puca. Un’altra batosta il clan – come riporta Il Roma – l’ha subita nel 2012 col pentimento di Vincenzo Marrazzo. Poi con i pm hanno iniziato a parlare i fratelli Benito, Antonio, Marcello, la moglie, i figli Filippo e Francesco ed altri dodici pentiti.

Dopo tutte queste dichiarazioni, quindi, gli investigatori sono riusciti a ricostruire le fasi preliminari e l’esecuzione. Marrazzo si autoaccusò quasi subito e ricostruì il delitto: pur di non fallirei killer provarono le armi poche ora prima. Prima 13 colpi con la calibro 9, poi il caricatore con altri 14 colpi. Non contento, prese il fucile dal sedile posteriore, andò verso l’auto di Verde ed esplose due colpi calibro 12 a 30 centimetri di distanza puntando alla tempia. Un’azione feroce e pianificata nei minimi dettagli.

Poi i gesti per comunicare in carcere. “Usavo gesti convenzionali per indicare le persone, quali il dito mignolo per indicare Pasquale Puca, il gesto con la mano destra, come se uno volesse scavare, per indicare Luigi Di Spirito, le corna per indicare i “curnutielli”, ovvero i Ranucci, la mano sulla testa avanti verso l’indietro per indicare Antonio Verde”, spiega il pentito.

Nell’inchiesta risulta indagato anche un appartenente alla polizia municipale di Sant’Antimo. Il clan aveva premeditato anche l’omicidio di un carabinieri, il maresciallo Membrino della locale tenenza, per far cessare la pressione investigativa.

fonte: Il Roma