Bruciata vita dal compagno, Carla Caiazzo ai pm: “Come sta mia figlia?”

Bruciata vita dal compagno, Carla Caiazzo ai pm: “Come sta mia figlia?”

Napoli. Ha provato a rispondere alle domande, lo ha fatto a fatica, aggrappandosi alla volontà di superare il dramma che le è toccato vivere. Ha chiesto informazioni sul compagno, poi sulla figlia: «Ditemi come sta?», è la domanda rivolta agli inquirenti. Poi, sempre rivolta agli inquirenti, ha aggiunto: «Sì, era un personaggio violento, ma che fine ha fatto? L’avete arrestato?».

Eccola Carla Ilenia Caiazzo, la 38enne vittima di un brutale tentativo di omicidio lo scorso primo febbraio a Pozzuoli. Parla a stento, parla a fatica, ma mostra segni di miglioramento, lì in una stanza del reparto di rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Napoli, vittima di un tentato omicidio ordito dal quarantenne Paolo Pietropaolo, che resta detenuto e sotto accusa per un agguato brutale: avrebbe picchiato la fidanzata, fino a darle fuoco con liquido infiammabile.Inchiesta coordinata dai pm Raffaello Falcone e Clelia Mancuso, magistrati in forza al pool reati predatori del procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, che provano a chiudere il cerchio attorno a una storia di follia omicida scatenata contro la 38enne. Inchiesta allo snodo, ci sono alcuni punti fermi: la donna sarebbe stata ferita con liquido infiammabile tipo benzina, un particolare emerso da indagini tecniche che attesterebbero – nell’ottica investigativa – il carattere premeditato dell’agguato. Avrebbe agito con freddo cinismo, in pieno possesso della sua lucidità mentale, nel recuperare il combustibile da scagliare contro la donna. Non un raptus di violenza, dunque, ma gelida premeditazione, secondo quelle che potrebbero essere le conclusioni investigative degli inquirenti.Difeso dal penalista napoletano Gennaro Razzino, Paolo Pietropaolo punta invece a sostenere la tesi del raptus, della violenza scatenata all’improvviso di fronte alla determinazione della donna di lasciarlo, di interrompere un rapporto che andava avanti ormai da quando erano adolescenti.

Tentato omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà, stalking, agli atti ci sono le testimonianze di alcuni conoscenti della coppia, che hanno convinto gli inquirenti a ipotizzare un atteggiamento persecutorio da parte dell’uomo nei confronti della sua ex. Prima le telefonate, con cui l’uomo ha più volte minacciato e ingiuriato la donna, tanto «da indurla in alcune occasioni a contattare i suoi familiari per informarli del tragitto che avrebbe percorso e degli orari per trovare assistenza in caso di aggressione».Insomma, sembra che Pietropaolo gliel’avesse giurata, deciso a minacciare di morte Carla e il figlio che stava per concepire, che portava in grembo. Siamo allo scorso gennaio, quando si registra una sorta di crescendo di violenza nei confronti della donna, tanto che in «un’occasione – si legge nelle testimonianze raccolte – la ragazza era stata costretta a chiudersi in casa della madre a Pozzuoli, per sfuggire all’ennesima sfuriata».

Stando alla ricostruzione fatta dagli inquirenti, la donna era stata anche bloccata in strada mentre era alla guida della sua auto, di fronte alla vettura del compagno messa di traverso, poi in un’altra occasione fu addirittura costretta «a correre in direzione della caserma dei carabinieri». Una vicenda triste, per molti versi annunciata, caratterizzata da una personalità turbata che nessuno è riuscito ad arginare. Ed è così che agli atti finisce anche la ricostruzione di un’altra donna, la collega di lavoro di Carla Caiazzo. Una donna che sembra aver fornito un contributo nelle indagini a carico di Paolo Pietropaolo: «Ho intrecciato per un breve periodo una relazione fondata su messaggi e conversazioni sui social con Paolo Pietropaolo, ma ho subito capito che si trattava di avere a che fare con una persona pericolosa. Carla, sempre più terrorizzata da quello che poteva fare Paolo, mi riferiva che lui continuava a chiamarla e a minacciarla di morte. Proprio perché pensavo che lui non stava bene, consigliavo alla collega di stare attenta, di muoversi sempre in compagnia, di prestare attenzione». Segnali di pericolo, messaggi premonitori, di fronte al dramma di una donna incinta che ora prova a conquistare con ogni suo battito in una sala di rianimazione il sogno di una vita normale.

Fonte: Il Mattino