“Bevi, devo capire se posso fidarmi di te”. Quando Cutolo fece urina addosso a Totò Riina

“Bevi, devo capire se posso fidarmi di te”. Quando Cutolo fece urina addosso a Totò Riina

Gomorra nella realtà. “Bevi. Famm capi si me pozz fida e te”, è una frase ormai cult. Pronunciata da don Pietro Savastano nella fortunata fiction di Sky, è finita anche al centro di diverse parodie. L’atto di fedeltà ed affiliazioni sarebbe avvenuto però realmente nella feroce camorra che ha fatto tremare l’Italia tra anni ’80 e ’90.

L’episodio – riportato ora dal Fatto Quotidiano – è raccontato nel libro Camorra nostra, edito da Sperling e Kupfer, scritto da Giorgio Mottola, giornalista della trasmissione Report. Mottola ripercorre anni di faide, alleanza criminali sull’asse Napoli-Sicilia ed omicidi, parlando dei clan più potenti come Corleonesi, Zaza, Mallardo, Bardellino e Nuvoletta. Un libro che parte da una confessione dell’ex boss dei Corleonesi Franco Di Carlo e – come scrive il giornalista Nello Trocchia – la correda con documenti giudiziari, fonti testimoniali e ricerca estenuante di riscontri. Incroci e verifiche, un’inchiesta vecchio stile.

Per l’autore del libro della criminalità napoletana è stata un’unità distaccata rispetto alla casa madre siciliana, ma mai sottomessa.  I napoletani erano affiliati, associati, ma erano “una cosa sola: uguali diritti ed eguali doveri”. E Di Carlo spiega: “Non chiamatela camorra. E’ cosa nostra”. Visione che meriterebbe approfondimento e dibattito così come diversi episodi inediti riportati nel testo. Di influenze e rapporti era già stato scritto, ma il libro prova a spiegare come i siciliani abbiano contribuito a rifondare la nuova camorra, indirizzandola verso differenti ambiti di interesse economico e plasmandone la mentalità mafiosa.

Nell’opera di ricostruzione c’è un episodio particolare. Siamo alla fine degli anni ’70 ed era in corso un vertici tra camorra a mafia siciliana. Al tavolo c’erano anche Raffaele Cutolo, fondatore e capo indiscusso della Nco, e Totò Riina, il ‘capo dei capi’ di Corleone.

Cutolo di affiliarsi non ha nessuna intenzione e Riina gli punta una pistola alla testa. Cala il gelo in sala. Cutolo non si muove, non fa una piega. Fissa negli occhi Riina e gli dice: “O spari o ti piscio sulla pistola”. Il capo dei capi si ritrae, ma se pensate sia finita così non avete capito chi è stato Cutolo. Un boss, al quale si rivolgevano i servizi segreti e pezzi dello Stato, non ammaina presto la bandiera dell’orgoglio. E qui arriva l’impensabile. Riporto le parole di Mottola. “Cutolo, però, aveva solo iniziato la sua sceneggiata. Si alzò e, piantandosi di fronte a Riina, aprì la patta e gli pisciò la scarpa”. Proprio così. Fossimo stati in Gomorra a Cutolo avrebbero fatto dire: “Tien e scarp sporche, mo’ te lav” (hai le scarpe sporche, ora le pulisco). Ma questa è la realtà, verosimile certo, visto che l’episodio è stato raccontato da Cutolo in un interrogatorio, ancora oggi secretato.