Beni confiscati alla camorra, grande opportunità ma anche business? Sono tantissimi i beni confiscati (terreni e appartamenti) alla camorra che attendono di essere assegnati alle associazioni del terzo settore o quelle religiose che, da qualche tempo ormai, ne hanno fatto richiesta al Comune o direttamente all’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Un boom di richieste coinciso con la caduta o il dissolvimento delle potenti organizzazioni criminali della città, clan Polverino, Nuvoletta in primis, ma anche di noti imprenditori (Simeoli) finiti in carcere poiché accusati di essere alleati e in affari con i vecchi boss della città.

L’implosione del “sistema”, i cui retroscena sono stati svelati dalle ultime inchieste della magistratura e dal racconto di numerosi pentiti (Perrone, Verde, Di Lanno, D’Ausilio, Tipaldi e Izzo), l’arrivo di un commissario prefettizio (in carica fino al giugno del 2013) e una serie di denunce giornalistiche, hanno di fatto riacceso i riflettori su un patrimonio immobiliare immenso, fino a pochi mesi fa quasi del tutto inutilizzato. Ma ora, archiviate le estenuanti operazioni che hanno consentito all’Ente o allo Stato di sgomberare i vecchi occupanti e di acquisire nuovi beni (due mega ville in via Marano-Quarto, una villa in contrada Salice e due appartamenti in via Marano-Pianura), è già tempo di valutare attentamente chi sono i potenziali fruitori degli immobili, una cui parte è stata assegnata di recente al Consorzio Sole. Si passa infatti dalle richieste di don Luigi Merola, fondatore dell’associazione ‘A voce de creature”, che si dichiara pronto a rilevare alcuni terreni appartenuti al clan Polverino e Nuvoletta, con l’obiettivo di fondare una cooperativa per l’avviamento al lavoro di giovani a rischio, ad altre non meglio precisate operazioni. Richieste arrivano infatti da svariate associazioni, di volontariato ma anche da cooperative che si occupano di disabilità lieve e grave.

Altri beni, come quelli di via Marano-Pianura (parco del Sole), potrebbero invece essere assegnati a famiglie disagiate del territorio, ma ad oggi i regolamenti per l’assegnazione e le relative graduatorie languono nelle pastoie burocratiche. C’è il caso infine di una partecipata della Regione, la Sma, alla quale potrebbe essere assegnata una villa sottratta a un ramo della famiglia Simeoli. In pratica, appartamenti in cambio di servizi (manutenzione verde pubblico e altro) per l’ente cittadino.

 

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