|
venerdì 6 luglio 2012
(0)
categoria: Attualità
| |
Agro Giuglianese. Sette centesimi al kilo per le pesche e le albicocche. Venti centesimi per curarle quotidianamente. 50 euro per un lavoratore che raccoglie i frutti. 49 euro, al massimo, il prezzo del raccolto quotidiano dello stesso operaio.Poi i fertilizzanti, l'agronomo, il trasporto, la benzina per il trattore, le tasse. I conti non tornano. Le aziende chiuderanno.
Questo lo stato ed il quadro dell'agricoltura dell'agro giuglianese. In ginocchio le aziende del territorio che non riescono a coprire i costi di manutenzione e gli ingenti investimenti effettuati in questi anni di duro lavoro. Otto mesi di cure per ottenere i frutti che gli agricoltori lasciano sulle piante. Raccoglierli non conviene più ma se restano sugli alberi si ha un doppio danno, le piante soffrono ed i frutti caduti inacidiscono il terreno. A tenere sotto scacco le aziende sono le grandi fabbriche che vogliono pagare frutta secondo i prezzi da loro imposti. Se così non avviene la minaccia è quella di andare all'estero dove la frutta costa di meno ed anche la manodopera. Una condizione che costringe gli agricoltori a soggiacere al loro volere, pena la perdita del rapporto di lavoro e degli incassi, seppur esigui. Stesso discorso per i mercati. La frutta viene venduta dagli agricoltori a pochi centesimi e rivenduta anche ad un euro. Un passaggio di mano in mano che fa lievitare i costi. Il grido d'allarme lo lancia la Confederazione italiana degli Agricoltori, che minaccia la chiusura di tutte le aziende del territorio con la relativa perdita di centinaia di posti di lavoro e la distruzione di campagne fertili e rigogliose. |
0 commenti - fai click per visualizzare/nascondere i commenti
di Redazione
|
di Redazione
|
di Redazione
|
di Redazione
|
di Redazione
|
di Redazione
|