Arresto di Ciccio e’ Carlantonio: ecco tutte le attività che il clan controllava in città

Arresto di Ciccio e’ Carlantonio: ecco tutte le attività che il clan controllava in città

Giugliano. Non appena uscito dal carcere aveva ripreso le redini del clan dando precise indicazioni agli affiliati. Francesco Mallardo, secondo la DDA, era dunque ancora il capo della cosca giuglianese. E lo hanno appurato attraverso intercettazioni ambientali, telefoniche e non solo. Tra gli argomenti discussi da Mallardo c’era il recupero crediti la corresponsione delle spese legali per le difese degli affiliati.

MERCATO ORTOFRUTTICOLO – Eclatanti invece i colloqui che aveva con dirigenti di altri clan. In particolare emergono alcune questioni su tutte: in primis la gestione del mercato della frutta a Giugliano. In alcune intercettazioni il boss ha discusso proprio della gestione del Mog, già finito al centro di inchieste qualche mese fa che portarono all’arresto di alcuni affiliati (LEGGI QUI).

RITORSIONI PIROZZI – L’altro eclatante colloquio è quello che ha come oggetto Giuliano Pirozzi. Dalle intercettazioni è emerso che Mallardo parlava con altri affiliati delle ritorsioni nei confronti del collaboratore di giustizia che ha portato alla luce negli anni gli interessi della cosca e rivelato numerosi particolari delle loro attività criminali.

CONTRABBANDO E AGENZIE SCOMMESSE – Nei diversi colloqui intercettati il boss discuteva non solo degli affari già in corso ma anche di nuovi progetti di edilizia residenziale, di investimenti da lui effettuati, del pagamento degli stipendi agli affiliati, estorsioni, riciclaggi. E ancora Ciccio e’ Carlonatonio discuteva della competenza territoriale del clan, la gestione della cassa, il contrabbando di sigarette e la gestione di agenzie gioco/scommesse.

ATTIVITÀ’ COMMERCIALI – Da quanto fa sapere la Procura esiste ancora un forte controllo delle attività economiche nelle zone controllate dal clan tanto che il numero uno dell’organizzazione discuteva del divieto di apertura di nuovi negozi senza il benestare dei vertici camorristici. E ancora dal meticoloso lavoro investigativo emerge che tra gli argomenti trattati dal boss c’era il ruolo dei parenti dei  detenuti come latori di messaggi, dell’accollo delle spese legali degli affiliati detenuti, dei rapporti con rappresentanti di altri clan.