Marano, la Di Guida supera l’ostacolo mozione. Ma i fuochi d’artificio arrivano alla fine. Liccardo: “Bertini ha governato quando imperava la camorra e non ha mai detto nulla”.

Marano, la Di Guida supera l’ostacolo mozione. Ma i fuochi d’artificio arrivano alla fine. Liccardo: “Bertini ha governato quando imperava la camorra e non ha mai detto nulla”.

Partiamo dalla fine, riavvolgendo il nastro. Il sindaco Liccardo, in chiusura di serata e a pochi minuti dall’inizio delle operazioni di voto sulla mozione di sfiducia al presidente del Consiglio, rivolgendosi al consigliere Mauro Bertini si è così espresso: “Bertini è abituato ad esser forte con i deboli e debole con i forti. Ha governato quando la camorra imperava a Marano e nessuno gli hai mai torto un capello. Devo dedurre, allora, che forse ha portato fortuna ai camorristi di Marano, che tra l’altro non ha mai attaccato. Abbia la dignità di tacere e di non attaccare un’amministrazione e un Consiglio composto da persone perbene. Il Pip, palazzo Merolla, il cimitero, tutto sta venendo a galla”.

Non è la prima volta che Liccardo e altri esponenti dell’amministrazione, anche in aula, dove è tutto è registrato, sparano a zero contro l’ex sindaco, tra i promotori della mozione di sfiducia contro il presidente del civico consesso Angela Di Guida. Per la cronaca la mozione non è passata (14 voti contrari, 10 i favorevoli), ma quel che stupisce non è tanto l’esito (decisamente scontato) ma le modalità con le quali alcuni esponenti della minoranza hanno impostato i loro interventi. Alla fine la mozione contro la Di Guida, rea di aver violato un articolo del regolamento e di aver, lo scorso 9 settembre, incautamente cacciato dall’aula Bertini, si è trasformata in una mozione contro l’amministrazione e la maggioranza, che a detta di molti consiglieri dell’opposizione hanno “istigato e fomentato la giovane e brillante ragazza, che all’inizio aveva stupito tutti per la sua maturità e che alla fine si è fatta prendere la mano e coinvolgere in beghe e situazioni politiche che esulano dal suo ruolo”.
La Di Guida, dal canto suo, non ha partecipato alla discussione consiliare, ma prima di spostarsi tra i banchi del pubblico ha voluto lanciare un messaggio ai consiglieri, ricordando a tutti del suo impegno, della sua giovane età, e della voglia e disponibilità ad imparare ulteriormente e a fare sempre meglio, “anche grazie al sostegno, all’aiuto e al contributo della minoranza”.
Le riflessioni politiche da fare sarebbero tante, ma l’attenzione va forse concentrata su pochi aspetti. Le mozioni di sfiducia, quasi sempre, poiché sono i numeri alla fine a contare, rafforzano chi ne è oggetto. Anche se qualcuno, anche all’interno della maggioranza, si sarebbe voluto togliere il cosiddetto sassolino, in questa condizione attuale, con una crisi appena alle spalle, non poteva farlo in maniera palese, rischiando così di mandare tutto e di nuovo a carte e quarantotto. Altro elemento: la minoranza, se vuol fare male a Liccardo e ai suoi, deve essere più incisiva e giocare di “cazzimma”, facendo in primis chiarezza al proprio interno e poi utilizzando argomenti più scottanti. C’è qualcuno che fa il doppio gioco? C’è qualcuno che gioca su più tavoli? Lo si stani una volta e per sempre e si riparta, anche rischiando di avere qualche numero in meno.
E ancora: la maggioranza rispolvera con costanza il mantra della strumentalizzazione e dei disastri ereditati dalle passate gestioni. In buona parte è vero, ma è altrettanto vero che non si tiene mai conto dei suggerimenti o di quegli atti formali in cui vengono chieste o sollecitate misure a favore della collettività. Liccardo sta risanando i conti dell’Ente (se le modalità scelte dalla giunta e dal sindaco sono valide lo scopriremo presto, molto pretso), ma tenga anche conto dei suggerimenti che arrivano anche dalla parte avversa e delle problematiche ataviche che non possono essere più rimandate: case popolari, grandi evasori dei canoni idrici, questione stadio comunale e assegnazione case abusive e confiscate. Si presti infine maggiore attenzione agli uffici e al costante viavai di certi consiglieri comunali, anche di quelli più vicini al primo cittadino.