Lo spettro del Malaga. Ecco cosa successe agli emiri della città andalusa

Lo spettro del Malaga. Ecco cosa successe agli emiri della città andalusa

La più grande paura dei tifosi del Napoli da quando gira il nome degli Al-Thani accostati ad un possibile acquisto degli azzurri riguarda il Malaga. La compagine spagnola, sedotta ed abbandonata dal mondo dorato del Golfo Persico.

Le paure sono parzialmente giustificate perché gli ex proprietari della squadra iberica erano effettivamente degli Al-Thani, così come lo sono i proprietari del PSG d’altronde. La famiglia è enorme, capita quando hai tante mogli e decine di figli, per esempio, Hamed, il possibile acquirente, ne ha 24 di pargoli.

L’Al-Thani del Malaga si chiamava Abdullah, era Primo Ministro e voleva conquistare il mondo del calcio. Provò ad acquistare i fallimentari  Glasgow Rangers, dopo il rifiuto si buttò sul Malaga che acquistò per 36 milioni di euro nel 2010 soppiattando Fernando Sanz, ex calciatore del club andaluso e presidente della squadra.

Subito acquisti dalla forte impronta mediatica, come Julio Baptista dalla Roma e l’approdo di Pellegrini in panchina. Due anni dopo però ci sono i primi dissapori, con lo sceicco che mette in vendita la società, la crisi galoppante e continui disguidi con il governo spagnolo a causa di un progetto partito dal momento in cui gli al-Thani decidono di investire nella Liga, in particolare nel Malaga: la posizione geografica.

La famiglia qatariota voleva in realtà il porto della città, prima che la squadra. Un porto da rimettere a nuovo, da rimodernare, un porto da rendere Malaga il pupillo marittimo del Mediterraneo, proprio alle porte delle Colonne d’Ercole. Un’operazione sontuosa, mai conclusa a causa proprio dei continui problemi creati dalle istituzioni che inizialmente accettarono la proposta di al-Thani ma una volta che il Governo non ha mantenuto le promesse, gli emiri hanno preferito lasciare ed investire altrove.

La leggenda degli sceicchi presi dalla crisi economica e diventati poveri è quindi un falso mito creato da quel turbinio di informazioni che si susseguono online.