Calvizzano, Filomena trasferita all’ospedale di Pozzuoli. Lotta tra la vita e la morte. I figli affidati allo zio. Guarda il video

Calvizzano, Filomena trasferita all’ospedale di Pozzuoli. Lotta tra la vita e la morte. I figli affidati allo zio. Guarda il video
Filomena Paparo, la donna aggredita la scorsa notte dal proprio convivente, Giuseppe Parola, lotta tra la vita e la morte all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, dove è stata trasferita ieri mattina dopo un primo ricovero al San Giuliano di Giugliano. E’ ricoverata nel reparto di terapia intensiva del nosocomio flegreo ed è stata già sottoposta a un delicato intervento neurochirurgico.
Il dramma familiare si è consumato senza che nessuno dei vicini se ne accorgesse. “Li ho sentiti litigare, ma non avrei mai immaginato che Giuseppe stesse tentando di ammazzare la compagna – racconta uno dei vicini – E’ una persona apparentemente tranquilla, che non ha mai dato segni di squilibrio. Mi sento in colpa per non aver compreso la gravità della situazione e per non aver allertato subito i carabinieri”. Secondo la ricostruzione dei militari dell’Arma della Compagnia di Giugliano, fornita proprio dal reo confesso, la lite sarebbe scoppiata intorno alle 3 e mezza della scorsa notte.
Filomena Paparo sarebbe stata afferrata per il collo dal convivente, in preda a un raptus omicida, prima di esser colpita alla testa con cinque martellate. Giuseppe e Filomena vivono in un appartamento del corso Vittorio Emanuele, in un’angusta stradina a ridosso del palazzo municipale di Calvizzano. Lui, dipendente di una ditta di pulizie, negli ultimi tempi avrebbe avute anche qualche difficoltà economica. Era reduce inoltre da una precedente separazione il 47 enne che da ieri è rinchiuso nel carcere di Poggioreale e che deve rispondere dell’accusa di tentato omicidio.

Filomena è in condizioni critiche: i medici non hanno ancora sciolto la prognosi e non escludono il ricorso a un ulteriore intervento neurochirurgico. Fondamentali si riveleranno le prossime 24-48 ore, soprattutto per capire quali danni cerebrali possa aver provocato l’aggressione.