I baby rapinatori di Giugliano sognavano Romanzo Criminale: “Facciamo la guerra ai clan”

I baby rapinatori di Giugliano sognavano Romanzo Criminale: “Facciamo la guerra ai clan”

270 pacchetti di sigarette per sognare in grande. E da qui che partivano le ambizioni di potere e successo di tre dei 19 componenti della banda criminale sgominata ieri dai Carabinieri della Compagnia di Casal Di Principe a Giugliano. Vincenzo Nave, Salvatore Leoncino e Carmine Cante, 20 anni a testa, hanno progetti criminali da fiction. Sognano di diventare come i personaggi di Romanzo Criminale o di Gomorra e di sfidare i clan del territorio.

“Hai mai visto romanzo criminale – chiede Cante a Leoncino – tu sei uguale a Bufalo. Compriamo 30mila euro di droga e facciamo la guerra ai Giuglianesi”. Una frase detta forse per scherzo o sbruffoneria, ma che nasconde una precisa mentalità da parte dei tre rapinatori. Tutti e tre hanno da poco messo a segno il colpo alla Tabaccheria “Peccati Divini” di via San Vito, quella dove hanno usato la battuta di Gomorra per gabbare il titolare. E’ il giorno seguente alla rapina, il 22 maggio: Nave, Leoncino e Cante parlano di quanto hanno racimolato. Sono 370 pacchetti di bionde che rivendono per 950 euro al tabacchaio di via Cumana.

Circa 300 euro a testa. Non male, commentano. Un buon colpo per ragazzi che a stento superano i 20 anni. Peccato che hanno perso lo scooter che hanno usato per la rapina. Il motorino era di Salvatore Leoncino, privo di targa, lo ha abbandonato fuori al Bocciodromo di Giugliano, nei pressi della villa comunale. Alla mamma dirà che lo hanno rapinato a Varcaturo. Il componente della banda criminale si lamenta a telefono per la perdita del veicolo che a suo dire aveva pagato 350 euro, più del ricavato della rapina. “Leoncino non ti preoccupare – gli risponde a telefono Cante – quanto è vero Dio ci andiamo a fare una gioielleria e compriamo due Transalp a testa. Quattro Transalp andiamo a comprare appena faccio 10mila euro”.

Le preoccupazioni non finiscono qui, però. Subito dopo il colpo, i tre parlano a bordo della macchina della rapina commessa. Oltre alle sigarette, hanno scippato anche due telefonini al tabaccaio e alla sorella, per poi nasconderli in villa comunale. “Dobbiamo provare a venderli”, dice spavaldo Nave. “Ma tu sei scemo – risponde Cante – ma ti hanno mai arrestato o hai fatto finta?”. “Quelli stanno spenti”. “Ma io non mi fido, fratello, non vedi i giornali? Fregato per Facebook, per l’iPhone, per il coltello. Mi devo far fregare anche io? Io prendo 10 anni se mi accusano di questa rapina. Non mi faccio fregare, io. Glielo metto a quel servizio”. “Che ti devono accusare – prova a rassicurarlo Nave – non hai visto che ci stavano le telecamere spente?”

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