Camorra: nuovo arresto per “a’ Miciona”. Il clan reimpiegava i capitali in società di distribuzione ittica

Camorra: nuovo arresto per “a’ Miciona”. Il clan reimpiegava i capitali in società di distribuzione ittica

I Carabinieri del nucleo Investigativo di Castello di Cisterna (NA) hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal GIP di Napoli su richiesta della DDA partenopea a carico di 3 esponenti del clan camorristico dei “D’Alterio – Pianese”, operante per il controllo degli affari illeciti a Qualiano e Villaricca, nell’hinterland a Nord del capoluogo campano, ritenuti responsabili di reimpiego di denaro di provenienza illecita e trasferimento fraudolento di beni aggravati da finalità mafiose.

Contestualmente agli arresti i militari dell’Arma stanno procedendo al sequestro a fini di confisca di società operanti nel settore della grande distribuzione di prodotti ittici nonché di beni mobili e immobili per un valore stimato oltre 5 milioni di euro.

Si tratta di Raffaela D’Alterio, (nota come “a’ miciona” già in carcere”) Ciro Carbone e Massimo Capuozzo, imprenditori e Francesco Astuccia, già detenuto.

I reati contestati riguardano il reimpiego di denaro di provenienza illecita e trasferimento di beni aggravati da finalità di indole mafiosa, in concorso con altri soggetti, considerati intestatari fittizi di beni e società. L’indagine patrimoniale, condotta dal citato Nucleo Investigativo dal settembre 2013 al marzo 2014 anche sulla base delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, ha consentito di verificare la riconducibilità al sodalizio di tre società operanti in regime di monopolio nei settori della grande distribuzioni di prodotti ittici e di documentare gli investimenti dei capitali illecitamente accumulati da esponenti di vertice del clan per l’avviamento e l’affermazione commerciale delle predette imprese.

La DDA ha ricostruito lo sproporzionato tenore di vita tenuto dagli indagati a seguito della costituzione delle citate società, in grado di generare volume d’affari annuo stimato in 1.500.000 euro, nonché di tracciare le operazioni consistite nell’intestazione a terzi della titolarità dei beni e società al fine di eludere provvedimenti di sequestro e confisca. Il provvedimento di sequestro ha riguardato tre società con relativi magazzini e beni strumentali, 14 rapporti finanziari/bancati, 1 imbarcazione da diporto, 9 unità immobiliari, tra cui terreni, ville e appartamenti, nonché 12 tra autoveicoli ed autocarri per un valore complessivo di 5 milioni di euro.