Marano, via libera al bilancio consuntivo. Piano decennale per il rientro del debito ed esternalizzazione della riscossione dei tributi

Marano, via libera al bilancio consuntivo. Piano decennale per il rientro del debito ed esternalizzazione della riscossione dei tributi

Era lo scorso 2 maggio quando dalle pagine del nostro portale, con un articolo (“Marano, tributi: il grande scandalo”), che suscitò non poche polemiche, puntavamo l’indice sulla scarsa capacità dell’ente comunale, riferendoci naturalmente a tutte le ultime gestioni amministrative, di recuperare i propri crediti, di stanare i tantissimi evasori dei tributi comunali, aggiungendo che, per evitare guai peggiori, ovvero il dissesto finanziario, l’attuale amministrazione cittadina avrebbe optato per un piano pluriennale per il ripianamento del debito, da sottoporre alla Corte dei conti e ai ministeri competenti. Nello stesso articolo – come per altri che apparvero in quel periodo – snocciolavamo una serie di cifre e dati: che a Marano, ben 4 cittadini su 10 non sono regola o non versano alcunché al Comune per il pagamento dei canoni idrici, della Tarsu, degli alloggi popolari, perlopiù occupati da abusivi, e dell’occupazione di suolo pubblico. Dati che erano stati riportati a più riprese nel corso degli ultimi anni e che erano frutto di indagini giornalistiche scrupolose, interviste ad attuali ed ex assessori comunali. Ebbene ieri, a circa due mesi da quell’articolo, e dopo aver incassato un attacco inusitato da parte di amministratori e funzionari dell’Ente, nei modi e nei termini, almeno per le nostre latitudini (“cronaca faziosa, macchina del fango, titoli di primo piano ad effetto, una serie di scivoloni, rappresaglia”), la verità è finalmente venuta a galla. E il quadro, che ne è venuto fuori dalla discussione sul rendiconto di gestione (approvato dal civico consesso) che si è tenuta nell’aula consiliare di via Falcone, ha assunto tinte ancor più fosche rispetto a quanto avevamo paventato nei precedenti articoli. L’analisi del professor Paolo Longoni, assessore al Bilancio, non lascia infatti spazio a nessuna interpretazione, confermando in toto quello che avevamo scritto nel febbraio e nel maggio scorso. Come dire: il tempo, anche se ci mette un bel po’, alla fine è sempre galantuomo.

Il disavanzo di amministrazione. E’ pari a 16 milioni di euro ed è il frutto dello stralcio (l’amministrazione Liccardo la definisce “operazione trasparenza”) di svariati milioni di euro di residui attivi di dubbia esigibilità, a un’anticipazione di tesoreria pari a circa 8 milioni e 500 mila euro. A questi (parole di Longoni) vanno aggiunti almeno altri 5-6 milioni di euro di debiti fuori bilancio, che a breve dovrebbero essere portati all’attenzione dell’assise cittadina, per un totale di oltre 22 milioni di euro.
Il piano per il rientro del debito. Sarà decennale – come previsto dalle normative in materia (decreto legge 174/2012) e come anticipato dal nostro portale – il piano per il riequilibrio del debito, che consiste – sostanzialmente – nella possibilità da parte degli enti comunali di usufruire di un sostegno economico da parte dello Stato centrale, sotto forma di prestito e da restituire nell’arco del periodo in esame. Da quel momento, ovvero dal via libera degli organi extracomunali, il Comune potrà soltanto assumere impegni e pagare per i servizi espressamente previsti dalle normative sugli enti locali.
Elusione ed evasione. E’ il capitolo più scottante. Ieri Longoni ha ribadito che “Marano ha una percentuale di riscossione tra le più basse della Campania”. E ancora: “gli utenti dell’acqua sono inferiori a quelli della Tarsu, che a loro volta sono inferiori rispetto a quelli dell’Imu”. Il consigliere Giorgio Sansone, esponente della maggioranza, ha posto anch’egli l’accento sulla scarsa capacità di recupero dei crediti comunali, ricordando (anche questo dato era presente nell’articolo incriminato) che per il 2013, in riferimento all’occupazione degli spazi del mercato ortofrutticolo di via Unione Sovietica, il Comune “ha incassato la miseria di 400 euro”, che in realtà – cifre del bilancio alla mano – sarebbero 364 euro.
Le ricette. Al vaglio l’ipotesi (ma è molto più di un’ipotesi) di una nuova esternalizzazione del servizio tributi, sulla scia di quanto già accaduto in passato (a Marano per anni, e con risultati tutt’altro che soddisfacenti, hanno operato Teleservizi e Pubbliservizi), ma con modalità e aggi diversi rispetto alle precedenti esperienze. Ed è un’ipotesi che sarebbe dettata da più esigenze, in primis quella della scarsità delle risorse interne all’Ente. L’obiettivo è quello di scovare e stanare – sempre secondo quanto comunicato dall’assessore al ramo – il grandissimo numero di evasori (4 su 10 non pagano l’acqua) ed elusori fiscali. Anche la vendita (“a prezzi ragionevoli”, ha spiegato Longoni) di parte del patrimonio comunale – già individuato dal prefetto Tramonti – è un obiettivo da perseguire, anche se – ha aggiunto l’assessore al Bilancio – “da quella vendita potremmo tappare buchi, senza tuttavia risolvere il problema in termini strutturali”.
La politica. “Un’operazione di trasparenza e verità”, secondo il sindaco Angelo Liccardo. “Non potevamo più nascondere la polvere sotto il tappeto. Il periodo storico, l’attuale congiuntura non ci consentono di mettere in atto politiche economiche di stampo creativo”. “Operazione necessaria e frutto delle gestioni allegre del passato”, ha aggiunto il consigliere Vincenzo Marra. Dai banchi della minoranza, invece, sono piovute critiche all’indirizzo dell’amministrazione: “I numeri sono corretti, ma l’impostazione è completamente errata: quella che si sta mettendo in atto è una mera operazione ragioneristica che non tiene conto delle necessità di una città che è già allo sbando”, hanno tuonato, più o meno all’unisono, i consiglieri di minoranza Bertini, Recupido, Palladino, Coppola, Paragliola e Sorrentino. “Con il taglio massiccio dei residui attivi e il via libera a un piano decennale per il rientro del debito – ha argomentato Bertini – il Comune sarà nei fatti, e sostanzialmente, commissariato. Per amministratore un Comune non basta un ragioniere”.