Marano, l’ufficio legale, il caso Griffo e le nuove polemiche

Marano, l’ufficio legale, il caso Griffo e le nuove polemiche

L’infinito scontro tra l’ufficio legale e alcuni amministratori, il ruolo dell’avvocato Griffo, la sentenza del Tar. Un nuovo capitolo di una storia tormentata, iniziata con l’avvento del commissario prefettizio e proseguita – tra alti e bassi e tentativi di riconciliazione – anche durante la gestione Liccardo. A scuotere l’ambiente, in principio, fu un esposto-querela del dipendente comunale Giovanni Izzo, che contestava l’immissione in ruolo (avvenuta alla fine del 2010) dell’attuale responsabile dell’ufficio legale dell’Ente, l’avvocato Tiziana Di Grezia, con procedure definite dallo stesso Izzo “illegittime” e dettate da motivazioni “prettamente clientelari”. Denunce che spinsero l’Ente a richiedere un pronunciamento da parte del dipartimento della funzione pubblica del ministero del Lavoro, ma la cui risultanza non è ancora nota. Poi il ricorso – per molti aspetti accolto dal Tar – presentato dalla stessa responsabile dell’ufficio legale, che contestava alcuni punti del regolamento sull’avvocatura comunale istituito dal prefetto Tramonti. Ora una nuova lettera, pervenuta all’Ente e agli organi di stampa, sembra aver aperto un altro filone. Un gruppo di sedicenti avvocati punta infatti l’indice sull’utilizzo di un avvocato che – da molti tempo ormai (in passato ha ricevuto incarichi dal Comune), occuperebbe “abusivamente un ufficio comunale e rappresenterebbe in molti giudizi l’Ente al posto della Di Grezia”. Anche per questo caso non sono mancate le polemiche, seguite da un intervento del segretario generale dell’Ente che a quanto pare, tuttavia, non avrebbe però sortito alcun effetto. Infine il caso Griffo. La convenzione dell’avvocato, arrivato a Marano durante il periodo commissariale e impegnato principalmente sul fronte della complessa gestione dei beni confiscati, è in scadenza. L’amministrazione cittadina sembra orientata a rinnovargli la fiducia, prorogando la convenzione per due o tre mesi e nelle more dell’espletamento di un bando ad evidenza pubblica. Un avviso che sarebbe dovuto esser già pronto e che necessita del via libera della titolare dell’ufficio legale.