Chiesti dai 14 ai 18 anni di carcere per i “Mallardo”

Chiesti dai 14 ai 18 anni di carcere per i “Mallardo”

Il 7 novembre, per sei esponenti del clan Mallardo arriverà la sentenza. Il prossimo giovedì Biagio Micillo, detto o’ chiacchiaron’, Giuliano Amicone, detto Giulianiello o’ sicc, Michele Di Nardo, Raffaele Mallardo, Lelluccio e scicchirò, Francesco Napolitano e Marino Sessa sederanno sul banco degli imputati nel processo a rito abbreviato che si svolgerà presso il Tribunale di Napoli. Le richieste del Pm vanno dai 14 ai 18 anni di reclusione.

 

 

I reati contestati dai magistrati della DDa sono vari e molteplici.  Innanzitutto associazione a delinquere di stampo mafioso. Nelle ordinanza vengono delineati uno ad uno i ruoli di ogni imputato. In particolare Giuliano Amicone con Raffaele Mallardo avevano la  funzione di organizzatore all’interno del clan, Biagio Micillo copriva il ruolo di organizzatore anche nel settore della droga e delle estorsioni. Michele Di Nardo era addetto al settore delle estorsioni e recupero crediti e dell’usura, Marino Sessa è considerato affiliato e uomo di fiducia di Francesco Napolitano per il quale teneva i contatti tra il reggente gli atri affiliati ed era inoltre addetto alla custodia del denaro per conto del capoclan.

 

Un gruppo che si avvaleva della forza dell’intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà volti alla realizzazione di diversi scopi. I punti salienti delle numerose ordinanze emesse dai magistrati della DDA sono tanti: il controllo delle attività economiche anche attraverso la gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali; il rilascio di concessioni e di autorizzazioni amministrative: l’acquisizione di appalti e servizi pubblici: il condizionamento delle attività delle amministrazioni pubbliche, locali e centrali; il reinvestimento speculativo in attività imprenditoriali, immobiliari, finanziarie e commerciali di ingenti capitali derivanti dalle attività delittuose, sistematicamente esercitate; assicurare impunità agli affiliati attraverso il controllo realizzato anche con la corruzione di organismi istituzionali; l’affermazione del controllo egemonico sul territorio realizzata anche attraverso la contrapposizione armata con organizzazioni criminose rivali nel tempo e la repressione violenta dei contrasti interni: il conseguimento infine per sé e per gli altri affiliati di profitti e vantaggi ingiusti e realizzare sistematicamente più delitti di usura ed estorsione a danni di privati

 

A breve dovrebbero giungere anche le sentenze della cosiddetta operazione “Caffè Macchiato”, ovvero l’imposizione del caffè Seddio ai commercianti del territorio.