Marano, i revisori dei conti dicono no alla cessione della nuova caserma ai carabinieri. Il parere è stato depositato nei giorni scorsi

Marano, i revisori dei conti dicono no alla cessione della nuova caserma ai carabinieri. Il parere è stato depositato nei giorni scorsi

Il collegio dei revisori dei conti esprime parere sfavorevole sull’annunciata cessione (comodato d’uso trentennale) all’Arma dei carabinieri dell’erigenda caserma di via Nuvoletta, quella chiamata ad ospitare la nuova Compagnia dei militari dell’area giuglianese.

Il no – che era già stato annunciato in via informale – è stato ratificato con un atto scritto e alla luce della richiesta ufficiale inoltrata dall’amministrazione cittadina.  Il diniego trae origine da una serie di motivazioni: l’immobile, non essendo ancora accatastato, non può essere inserito nel registro del patrimonio immobiliare dell’Ente. In sostanza, il Comune non può – secondo quanto rivelato dal Collegio – stringere accordi con enti terzi non essendo ancora intestatario del bene.

Ma non è tutto. Sempre secondo di revisori, non vi sarebbe ancora un atto, una convenzione, un atto tra le parti che sancisca, in maniera inequivocabile, la nascita del nuovo presidio di legalità sul territorio. I dubbi permangono infine anche sul fronte delle future spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’immobile.

Chi se le accollerà? Nelle scorse settimane, a Marano, si tenne un apposito tavolo interistituzionale, al quale presero parti diversi comuni dell’hinterland che, seppur in linea di massima (nessun Comune, a parte Marano, può sbilanciarsi in quanto non vi sono ancora certezze sulle effettive competenza territoriali dei militari che alloggeranno in città) si dichiararono pronti a collaborare per l’eventuale suddivisione di tali spese. Ma anche per questo caso mancherebbe – almeno al momento – il cosiddetto nero su bianco.

Il Comune di Marano, dal canto suo, è forte di un via libera di massima da parte della prefettura di Napoli e di un parere della Corte dei conti, che avrebbe allontanato l’ipotesi di un rischio derivante dall’eventuale danno erariale. Per la realizzazione della struttura sono stati spesi 3 milioni e 200 mila euro, attraverso la contrazione di un mutuo presso la Cassa depositi e prestiti.