Calcio specchio della società: violenza e disperazione

“Ognuno di noi, che lo voglia o no, è in parte affascinato dalla violenza. L’uomo, dopo tutto, è il killer meno provvisto di rimorsi che abbia mai vissuto sulla terra. E questa fascinazione dimostra che siamo assai poco dissimili dai nostri antenati più remoti”, rispondeva così Stanley Kubrick a chi gli chiedeva del successo di Arancia Meccanica ed è una frase che cade a pennello perchè ciò che è successo a Mugnano durante Giugliano-Volla è da primitivi, così come le reazioni dei giuglianesi sui social network.

Un calciatore della Virtus, dopo ripetuti insulti da parte dei tifosi, pare abbia risposto con un brutto gesto, terminato il primo tempo si scatena l’inferno: invasione di campo e aggressione in piena regola. 3 minuti di follia in cui si è visto il trionfo della criminalità e la morte dello Stato. Una cinquantina di supporter hanno messo sotto scacco uno stadio, hanno usato oggetti racimolati sul campo, li hanno trasformati in armi, dinnanzi ai 3 carabinieri presenti che non potevano far altro che chiamare rinforzi.

La violenza è stata ampiamente ricambiata perché i calciatori di Volla non sono certo stati a guardare, anzi, la loro reazione è stata furiosa con calciatori che tolgono la maglia per non essere identificati ma è inaudito l’impatto che hanno avuto i giuglianesi. Buone notizie arrivano sul fronte legalità perché con rito direttissimo sono state condannate le persone coinvolte negli scontri. Stamattina al tribunale di Aversa il processo dinanzi ai giudici. Si tratta di Salvatore Ronco, 28 anni, Luca Riccio, 23 anni, Ferruccio Pezzurro, 34 anni, Dell’Aquila Giovanni e Sabella Carmine, entrambi 21enni ma erano sicuramente di più gli aggressori.  I primi 3 condannati a 10 mesi, i secondo ad 8 ma tutti e 5 hanno avuto pena sospesa.

Solidarietà va alle due società con il presidente del Volla, Lorenzo Urbano, particolarmente piccato che da un ultimatum alla federazione: o si ritira il Giugliano o ci ritiriamo noi.
La dirigenza del Giugliano, d’altra parte, è visibilmente scossa. Un progetto ripartito benissimo, forza di volontà e voglia di fare, il tutto buttato via per colpa di pochi criminali.

Ciò che è successo a Mugnano è semplicemente lo specchio della società in cui viviamo oggi. Una società che si fa giustizia da sola, in cui regna l’ignoranza e la criminalità, una società in cui apparire spietati è un obbligo. La vera cartina tornasole della situazione sta nei commenti agli articoli da parte dei giuglianesi. In tanti, prendono le difese di questi facinorosi che hanno creato il parapiglia. Il calcio, non è solo uno sport, è un problema sociale.