Il gran rifiuto del cardinale Sepe. Niente funerale per Angelo Nuvoletta.

Il gran rifiuto del cardinale Sepe. Niente funerale per Angelo Nuvoletta.

Niente esequie per Angelo Nuvoletta, la salma del boss sarà cremata. Il no al rito religioso, stando a quanto dichiarato dal parroco della chiesa di Vallesana, don Salvatore Triunfo, è stato impartito direttamente dall’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. Un analogo divieto è arrivato, sempre secondo le dichiarazioni del prelato, anche dalla Questura di Napoli. Un colpo di scena in piena regola, insomma, in quanto stamani in città erano già apparsi i manifesti funebri che indicavano nella chiesa di Vallesana, a due passi dal cimitero cittadino, il luogo in cui sarebbero stati celebrati i funerali di Nuvoletta.

Dalle prime ore del mattino di ieri, da quando si è diffusa la notizia della morte di Angelo Nuvoletta, a Marano non si parla d’altro. E c’è già attesa in città per i funerali del boss che ha legato il suo nome all’omicidio di Giancarlo Siani, di cui fu uno dei mandanti, e alla storica alleanza con i corleonesi Totò Riina e Luciano Liggio. Le esequie si terranno con ogni probabilità domani nella chiesa di Vallesana, a due passi da Montesanto, la storica roccaforte di un clan che ha segnato un’epoca e dove tuttora risiedono i familiari del padrino. Le modalità non sono state ancora stabilite: forze dell’ordine e carabinieri attendono infatti le indicazioni della Prefettura e della Questura di Napoli. Saranno esequie pubbliche, blindate e in forma privata? Il nodo sarà sciolto soltanto in mattinata. Quel che è certo è che la salma di Angelo Nuvoletta, morto l’altra notte in un ospedale di Parma, arriverà in città nella giornata di oggi. Dopo la celebrazione dei funerali, che saranno officiati dal parroco don Salvatore Triunfio, il feretro sarà tumulato nella cappella di famiglia del vicino cimitero di via Vallesana. Il suo corpo riposerà dunque accanto ai fratelli Lorenzo e Ciro, deceduti rispettivamente nel 1994 e nel 1984.

 

 

L’impero criminale. I tre erano a capo di un impero criminale che per decenni, dall’inizio degli anni Settanta alla metà degli anni Novanta, ha detenuto il controllo del contrabbando di sigarette, del traffico di eroina e di numerose attività legate all’edilizia e alla sfera degli appalti pubblici. Con la morte di Angelo Nuvoletta va definitivamente in archivio un’epoca criminale o, come si sussurra da più parti, ci sarà qualcuno pronto a raccoglierne il testimone? Quel che è certo è che gli scenari criminali della città, in cui è nato e cresciuto il superboss, sono già da qualche tempo profondamente mutati. Prima con l’escalation di Peppe ‘o barone, a cui i Nuvoletta avevano dovuto lasciare il campo, e più recentemente con l’invasione delle nuove leve: quelle che fanno capo al giovane boss Mario Riccio, 21 anni, originario di Marano ma legato, per vincoli di parentela, alle fazioni criminali di Scampia e Secondigliano.

 

 

L’attualità e gli scenari futuri. Ad oggi, infatti, gli uomini legati alla primula rossa della camorra napoletana, più volte finito a un passo dalla cattura, sono già attivi in alcuni punti del centro storico e dei quartieri periferici, mentre gli affiliati ai Polverino ancora in giro (pochissimi in realtà) e i fedelissimi delle famiglie storiche, tra cui anche quelli più vicini proprio ai Nuvoletta, tentano di esercitare la loro influenza lungo i corsi principali della città. Una situazione di calma apparente, frutto della spartizione degli affari e delle zone di influenza, che non sembra tuttavia destinata a durare a lungo. Quella che fino a un anno e mezzo fa, ovvero prima della cattura di Giuseppe Polverino, era ritenuta la roccaforte pressoché inespugnabile dei clan egemoni, oggi si presenta invece come un territorio diviso in tanti, piccoli feudi. Ciò significa che gli affari e le piazze di spaccio non sono più gestite da un’unica holding, bensì da gruppi e sottogruppi entrati o rientrati prepotentemente in gioco. Un clima di incertezza generale e di paura, che si respira anche in città, una cui parte della comunità – quella ancora legata alle dinamiche, ai riti e alle simbologie dei decenni scorsi – attende che venga fissata la data delle esequie di Angelo Nuvoletta: il padrino che non ha mai parlato, morto in un ospedale di Parma e che ha portato nella tomba i suoi tanti segreti.