Cemento e camorra, tutti gli uomini coinvolti nell’inchiesta. I Simeoli, Di Iorio, Buonocore, Santelia e Napolitano

Cemento e camorra, calcestruzzo e illegalità. La città, dopo il blitz dello scorso 23 ottobre, è tornata nuovamente sotto i riflettori della Direzione distrettuale antimafia. Ieri mattina infatti i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno notificato quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere ad altrettanti imprenditori edili, tre dei quali (Antonio, Luigi e Benedetto Simeoli) sono reclusi da oltre due mesi nel carcere di Secondigliano. Ma questa volta, oltre ai fondatori e titolari della Sime costruzioni, ritenuti dagli inquirenti affiliati alla fazione criminale dei Polverino, in manette è finito anche Felice Di Iorio, responsabile legale della Laura sas, società schermo dei Simeoli, esecutrice di un complesso residenziale in via Case Criscio e di una palazzina prospiciente al seicentesco convento francescano di via Casalanno. Un immobile realizzato tra il 2006 e il 2007 (i permessi furono richiesti nel 2004) in assenza dei regolari nulla osta e facendo leva sulle complicità di professionisti e tecnici comunali.

I tecnici e gli ex tecnici comunali. Per tre di loro, Gianluca Buonocore, Armando Santelia (ex dirigente dell’ufficio tecnico) e Angelo Napolitano, è scattata l’interdizione dell’esercizio dai pubblici uffici. Dei tre destinatari della misura emessa dalla Procura di Napoli, l’unico dipendente ancora in servizio al Comune è Gianluca Buonocore, già da tempo finito nel registro degli indagati e chiamato, da qualche mese, a vagliare le pratiche di condono edilizio. Armando Santelia e Angelo Napolitano, attualmente in servizio presso i comuni di Ottaviano e Nola, sono molto noti a Marano. I due tecnici finirono nell’occhio del ciclone qualche anno fa e furono rinviati a giudizio per un altro procedimento: quello relativo all’abbattimento della splendida masseria del Galeota. Entrambi furono poi assolti dall’accusa di aver intascato mazzette in cambio del via libera a quel controverso iter amministrativo. Santelia ha anche partecipato al concorso, bandito nel 2012, per la nomina di dirigente del comparto tecnico di Marano. Ruolo poi ricoperto per un anno dall’architetto Americo Picariello.

I tecnici della Laura sas. Nel mirino della Procura di Napoli sono finiti inoltre i consulenti e tecnici della Laura sas: Vincenzo Comune, Rosario Altomonte e Mauro Filomarino Paparo. Per loro i magistrati inquirenti, il pm Giovanni Melillo e il gip Alberto Capuano, hanno chiesto e ottenuto la misura cautelare del divieto di dimora. D’ora in avanti, fino a nuova disposizione, non potranno più soggiornare in tutto il territorio regionale. Nessun provvedimento cautelare, infine, per Raffaele Perna, anch’egli finito nel registro degli indagati, poiché il dipendente comunale – secondo quanto riportato nell’ordinanza dei giudici – “ha dichiarato di svolgere mansioni da autista”. Tutti gli indagati sono ritenuti a vario titolo responsabili di esecuzione di opere edilizie senza autorizzazioni, abuso d’ufficio, falsità materiale e ideologica commessa in atti pubblici e aggravata da finalità mafiose.

Le dichiarazioni “Seguiamo con attenzione gli sviluppi delle indagini della magistratura – dice il sindaco Angelo Liccardo, eletto la scorsa estate – anche alla luce del coinvolgimento di un nostro dipendente comunale. Ho già dato mandato al neo dirigente dell’ufficio tecnico, l’architetto Agostino Di Lorenzo, di dare il la a una rotazione interna del personale, così come previsto dalle norme anticorruzione”. Va giù duro invece il presidente di Legambiente Italia Michele Buonomo: “Quest’inchiesta conferma quel che da anni denunciamo nel Rapporto ecomafie: dietro il cemento speculativo si nascondono spesso le betoniere della camorra, piani regolatori ritrovati in casa dei boss, concessioni edilizie rilasciate con procedure illegittime”. A Marano, per decenni, è stato tutto questo ma anche di più: le relazioni tra imprenditori edili e il clan di Peppe ‘o barone non erano infatti solo funzionali al loro arricchimento personale, ma servivano anche ad alimentare la capitalizzazione dei traffici di droga operati dai Polverino.