Marano, stasera il Consiglio verità. Larghe intese all’orizzonte?

Marano, stasera il Consiglio verità. Larghe intese all’orizzonte?

Trattative febbrili, incontri, rumors insistenti e pressioni (anche da parte di qualche funzionario comunale) hanno segnato e stanno segnando le ultime ore, quelle che anticipano la seduta consiliare di stasera in cui, tra l’altro, si discuterà del caso Giaccio. Un Consiglio tra i più importanti e decisivi per le sorti dell’amministrazione cittadina retta da Angelo Liccardo. Quattro consiglieri di maggioranza, con un apposito documento consegnato nelle mani del primo cittadino, hanno aspramente criticato l’operato del vicesindaco e chiesto, nel contempo, una rivisitazione generale di incarichi e deleghe.

Se le richieste non saranno accolte, Angela Di Guida, Dino Pellecchia, Raffaele De Biase e Salvatore De Stefano appoggeranno la mozione presentata da l’Altra Marano, quella che impegna Liccardo a revocare l’incarico al numero due dell’Amministrazione. Poche ore ancora e i dubbi e misteri saranno finalmente svelati. I quattro andranno fino in fondo o ci sarà qualche clamoroso ripensamento? Ma soprattutto: cosa farà Liccardo? Andrà al muro contro muro, sperando o confidando nell’aiutino di turno di qualche esponente dell’opposizione, o tenterà (magari in extremis) di ricucire lo strappo con i dissidenti?  E ancora: se pure la Giaccio dovesse salvarsi stasera, quale sarà lo scenario futuro? La maggioranza ne uscirà, al di là dell’esito della votazione, irrimediabilmente segnata. All’orizzonte si profila realmente una stagione di “larghe” intese? E con quale motivazione eventualmente, visto che a Marano non c’è alcuna riforma elettorale o costituzionale da approvare?
Quel che è da auspicare è che tutti, stasera, giochino a viso aperto e si prendano pertanto le loro responsabilità politiche. Le posizioni in campo sono più o meno chiare (solo il Pd deciderà a lavori in corso) e se qualcuno, dall’opposizione, dovesse chiedere il voto segreto non farebbe altro che confondere le acque o favorire una parte della maggioranza.