Villaricca, il blitz a casa del boss mentre guardava il Napoli. Ecco chi l’ha incastrato

Giugliano. Un’operazione senza precedenti. Centocinquanta agenti dell’Arma sguinzagliati ovunque per impedire al boss ogni possibile via di fuga. E’ così che è stato ammanettato Mimi’ Ferrara, detto ‘o muccuso, a capo dell’omonimo clan che comanda a Villaricca. Quando i carabinieri hanno fatto irruzione nella sua abitazione, al parco “Mondo Nuovo“, il boss stava guardando in tv la partita di Europa League del Napoli. Si è fatto arrestare senza opporre resistenza, mentre le donne del quartiere inveivano contro gli agenti secondo i copioni dettati dalla camorra.

L’avvocato che lo incastra. Ad incastrare Ferrara è stata una lunga ed articolarata indagine dei militari dell’Arma partita dalla denuncia di un avvocato, Rispo, che ha vestito i panni dell’investigatore piazzando telecamere nascoste e registrando con intercettazioni telefoniche le conversazioni con gli esponenti del clan. Luigi e Giuseppe Tambaro, referenti della cosca villaricchese, lo avevano avvicinato con una richiesta precisa: 230mila euro per una casa che l’avvocato aveva acquistato all’asta. O i soldi o la consegna dell’immobile. Rispo non ne ha voluto sapere. Ha raccolto il materiale d’indagine – video girati dal suo sistema di videosorveglianza, telecamere nascoste, registrazioni audio – e ha sporto denuncia ai carabinieri. Da lì il provvedimento di fermo ai danni di Mimi’ Ferrara e altri 6 luogotenenti. “Quel magazzino è nostro”. Così dicono Luigi e Giuseppe Tambaro nelle intercettazioni. “Non c’è niente da seguire – prosegue uno dei due – perché quella cosa è nostra e lo sa tutta Villaricca.”

Un boss riservato. Un clan forte e attivo sul territorio, dunque, quello che emerge dal quadro indiziario delle indagini concluse con il fermo dei sette camorristi. Il gruppo “Ferrara-Cacciapuoti” manteneva saldi rapporti, anche conviviali, con i clan più potenti della zona. Dal clan Mallardo di Giugliano al clan Polverino di Marano. Tutte relazioni d’affari condotte senza fare rumore, lontano dalla luce dei riflettori. Così come dimostrano anche le dichiarazioni rese nel 2011 dal pentito Roberto Perrone: “Domenico Ferrara è un capoclan che agisce in maniera riservata, ha un controllo assoluto sul territorio ma non compie gesti eclatanti. […]Egli non voleva lo scontro con lo Stato, ma spiegava che bisognava agire sotto traccia, indisturbati”.