Marano, le case del Comune occupate illegalmente. Intanto è emergenza abitativa in città

Marano, le case del Comune occupate illegalmente. Intanto è emergenza abitativa in città

In via Platone, al civico numero 10, una palazzina (abusiva) acquisita dal Comune negli anni Novanta è ancora occupata da persone che continuano a pagare o che hanno versato fior di quattrini ai vecchi proprietari e che, naturalmente, non versano alcun canone all’Ente; in via Marano-Pianura sono disponibili (già da alcuni mesi) due appartamenti da destinare alle famiglie disagiate; in via Antica Consolare Campana, invece, sei appartamenti non vengono assegnati alle associazioni del terzo settore che ne hanno fatto richiesta, poiché manca un regolamento o un bando propedeutico alla loro assegnazione. In via san Tommaso, a Città Giardino, un’intera palazzina (abusiva) è stata data alla Guardia di finanza, che però non possiede i fondi necessari per ristrutturarla e renderla un punto d’appoggio per i militari. Intanto a Marano c’è una vera e propria emergenza abitativa. Stretti nella morsa della crisi, sempre più nuclei familiari si trovano in enorme difficoltà. Tante persone – che con cadenza giornaliera fanno la spola tra la sede del municipio e i servizi sociali del Comune – sono costrette a dormire in auto o nei garage. Sotto sfratto o senza soldi a sufficienza per pagare gli affitti che il mercato richiede.
Il patrimonio comunale. Eppure il Comune, che aveva anche predisposto un piano per l’alienazione di trenta alloggi popolari (impegno con la Corte dei conti non ancora rispettato), è formalmente proprietario di un enorme patrimonio immobiliare. Non solo case popolari (105 in totale, la cui gran parte è occupata da gente che non ha alcun diritto), ma anche appartamenti abusivi o frutto dei procedimenti di confisca contro i clan della città. Appartamenti che restano nella maggior parte dei casi inutilizzati o occupati da chi non è a più diritto. Colpa in alcuni casi – come dicevamo – della mancanza di un regolamento o di bandi finalizzati all’assegnazione dei beni, ma anche di scarsa volontà politica e della confusione che regna negli uffici dell’Ente.