Altro che Gomorra, ecco le intercettazioni shock dei baby rapinatori giuglianesi

Altro che Gomorra, ecco le intercettazioni shock dei baby rapinatori giuglianesi

Una banda di giovanissimi, tutti tra i 20 e i 25 anni. Erano il terrore delle gioiellerie e delle banche. Grazie ad intercettazioni, indagini e soprattutto al riconoscimento da parte delle vittime sono stati arrestati. Si tratta di Vincenzo Fabio Poziello 25 anni, accusato di essere organizzatore ed esecutore dei reati, Raffaele Errichiello, 23 anni, detto “Lello”, Antonio Di Napoli, 23 anni, detto “o’ russ”, considerato il  promotore, organizzatore e reclutatore di persone incensurate per la commissione dei reati, Domenico Capocotta “Mimmo Picaciù”, 20 anni,  Vincenzo Cimmino “Vincenzo o Birbante”, 21 anni,  noto come associato partecipe ed esecutore, tutti di Giugliano. Con loro Salvatore Brugo “Totore Marechiaro”, di 23 anni di Mugnano.

LE RAPINE  COMMESSE – La banda di giovanissimi rapinatori è accusata di 3 rapine in particolare. Quella di Casoria, di misano Adriatico a Rimini e di Tricase a Lecce. Della prima è accusato Vincenzo Poziello. Lui insieme ad un complice, armato che ha anche sparato ad un uomo giunto in soccorso alla titolare della gioielleria, avrebbe secondo l’accusa preso parte all’assalto. Nella banda anche altre persone che però non sono state raggiunte dall’esigenza cautelare per insufficienza di prove. Della trasferta in Emilia Romagna invece sono accusati Errichiello, Di Napoli, Capocotta, Cimmino e Brugo. Tra di loro una fittissima comunicazione e una meticolosa organizzazione messa in campo anche grazie ad alcuni basisti presenti a Misano. Infine Di Napoli ed Errichiello sono accusati dell’assalto a Tricase

LE INTERCETTAZIONI – Appena ventenni e già esperti rapinatori, tanto da organizzare assalti in trasferta da soli. I componenti della banda hanno poco più di 20 anni ma già vantano un curriculum criminale di tutto rispetto. Nelle intercettazioni è ben chiaro un atteggiamento negativo, teso e propenso agli atti delinquenziali. Nelle telefonate emerge un racconto da brividi di uno degli indagati, non raggiunto da nessuna esigenza cautelare che racconta:  F: “Io devo fare il tosto, nel senso che ho dovuto fare quello che io non sono, mi sono messo con la scoppetta in mano e glielo ho messa in bocca a quello che si credeva che aveva trovato il pane con le olive” e poi quando l’interlocutore lo incalza e tira un sospiro di sollievo per le conseguenze non negative di quel gesto il giovane risponde:  “So abituato, basta che non è morto che tengo da vedere”.

LE TELEFONATE CON LE MADRI – La giovane età dei ragazzi trapela da alcune telefonate fatte dalle madri preoccupate per il non ritorno a casa dei giovani il giorno della famosa rapina a Rimini.

Questo uno stralcio: “M…. da dove stai venendo? Ma da dove stai venendo…che da ieri sera che ci manchi, ma dove stai?”

Ragazzo: “Sto vendendo oh stai calma, sto vendendo ci”

Mamma: “Ti devo uccidere può essere”

Ragazzo: “Eh ciao”