“Il Riformismo e il suo rovescio”: l’idea di Favilli

Nel linguaggio politico contemporaneo una delle parole più abusate sotto il profilo delle dottrine politiche è, senza ombra di dubbio, il termine Riformismo. Nel contesto italiano, il senso comune ha erroneamente legato tale termine alla trasformazione avvenuta negli ultimi 15 anni all’interno della sinistra italiana, come se tale nozione non avesse una sua legittimità politica e democratica prima del ‘93. La transizione avvenuta all’interno del PCI, a partire dalla fine degli anni ‘80, e più in generale quella dei partiti, ha fatto sì che oggi con
riformismo si rimandi ad una visione legata per lo più alla distanza dalle posizioni “massimaliste” del socialismo rivoluzionario, ormai lontano da quello che è lo spazio di azione
democraticamente garantito nei paesi occidentali. Una visione riduzionista e storicamente poco attendibile rispetto a quella che è la vera natura culturale di una così forte tradizione politica.

Il riformismo italiano può invece annoverare nomi del calibro di Filippo Turati, Claudio Treves, Giacomo Matteotti, Gaetano Salvemini o Carlo Rosselli creando così un pantheon di nomi,
intellettuali, e quindi idee e valori, che poco hanno a che fare con l’attuale dibattito sul riformismo contemporaneo. Paolo Favilli, con il suo saggio Il riformismo e il suo rovescio. Saggio di politica e storia. (2008) interviene proprio in questo duplice dibattito, ovvero il rapporto che il riformismo contemporaneo intrattiene con la sua tradizione e soprattutto invita ad una più profonda riflessione sulle prospettive future del riformismo che vede nel PD la sua massima espressione.

Favilli parte da poche premesse: quello che oggi viene chiamato Riformismo troppo spesso si confonde con la tradizione riformista di stampo socialista. Molta retorica lega queste due visioni che, come spiega Favilli, è esattamente il suo rovescio. Nel saggio Favilli prova dunque a ricomporre il complesso mosaico che ha caratterizzato una delle scissioni che più di tutte ha caratterizzato il socialismo del XX secolo e, come ammette lo stesso autore, nel saggio vi è l’intenzione di ragionare sulla scomparsa, o comunque sulla marginalizzazione, della antitesi al processo in corso della crisi della democrazia. Il riformismo socialista è stato un modo particolare di declinare l’antitesi di cui era parte integrante. Il neoriformismo è un modo per declinare le ragioni necessarie della normalizzazione della democrazia. Il saggio è strutturato in sette capitoli dove vengono ripercorsi il linguaggio, la storia, i personaggi e, perché no, l’utopia che ha caratterizzato il socialismo (o se si vuole i socialismi) dell’intero XX secolo fino ad approdare alla visione minimalista, e sotto molti aspetti rozza, dell’uso comune che se ne fa quotidianamente nei salotti televisivi per approdare senza un puro ragionamento storico alle discussioni accademiche e intellettuali con il termine altisonante di neoriformismo.

Paolo Favilli (2009), Il Riformismo e il suo rovescio. Saggio di politica e storia , Milano, Franco
Angeli