Il Movimento 5 Stelle non è una novità

Se ne parla ovunque. Non si può aprire un quotidiano, vedere un tg, aprire un sito Web, un blog o
leggere un tweet. Lo dichiara Lupi a Ballarò, la Gelmini a Omnibus, Leoluca Orlando in qualsiasi
suo intervento. Beppe Grillo, e il Movimento 5 Stelle, vincono a Parma e in poche ore diventano
oggetto di interesse per i partiti. Sì, quella mistura di partecipazione, volontariato e civilismo è
ormai la stella polare da seguire. Le analisi poi si somigliano un po’ tutte: “c’è un vuoto politico
che ha saputo colmare”, “c’è una voglia di partecipazione da parte dei cittadini”, “c’è bisogno di
un cambiamento politico e generazionale”, e così via.
Tutto ciò ha ulteriormente cristallizzato il fenomeno mettendo le basi per quello che, con non poca
enfasi politologica, possiamo cominciare a definire come modello. Il passaggio è stato addirittura
definito come “storico”, ma si sa che quando si è davanti ad una novità – che poi nei fatto non è –
capace di indicare un nuovo assetto e modificare lo scenario politico le esagerazioni abbondano.
E credo che siamo solo agli inizi.
Grillo, e tutto ciò che gravita intorno al Movimento 5 Stelle, non sono un modello e nemmeno una
novità. Ad ogni ciclo sistemico (politico ovviamente) c’è sempre una mobilitazione civile, sociale e
culturale. Stein Rokkan, nel 1970, ha parlato di processo di istituzionalizzazione dei movimenti
sociali:
la prima soglia di legittimazione è il riconoscimento del diritto di associarsi in partiti; la seconda
soglia è il riconoscimento del diritto di partecipare alla competizione elettorale; la seconda soglia è
la rappresentanza e la rimozione degli ostacoli frapposti all’ingresso di nuovi partiti nelle
assemblee parlamentari; infine v’è la soglia dell’esecutivo e il riconoscimento del diritto dei partiti
di opposizione di controllare l’operato dell’esecutivo.
Questa interpretazione ha caratterizzato tutti, ma proprio tutti, i movimenti sociali e politici nati
dalla metà dell’ottocento ad oggi. Dal movimento operaio a quello fascista, dalla Lega Nord al
Movimento 5 Stelle. E in tutti i casi il processo di apertura del sistema politico era sostanzialmente
caratterizzato dalle stesse condizioni di partenza: crisi sociale e politica, sfiducia nelle istituzioni,
crisi del sistema dei partiti, frammentazione del processo di formazione delle opinioni e
ridefinizione delle istuzioni intermedie, in primis i partiti. E’ ovvio che per necessità di consenso
molti partiti convergeranno, più o meno retoricamente, verso le variabili che hanno portato il M5S
a prendere voti, ma è altrettanto ovvio che tale processo di istituzionalizzazione del M5S non è
dato per certo. Ad ogni soglia vi saranno dei gradini da superare. In questo momento la prova del
M5S è l’amministrazione di Parma e i 600 milioni di debito che ha il comune. In quanto il consenso
si conquista con la propaganda ma lo si mantiene con la buona amministrazione.
Potete dunque immaginare la “frustrazione” che si vive quando si legge o si sente parlare di
“modello Grillo” o di “novità del Movimento 5 Stelle”. Esso è semplicemente il frutto di un
processo democratico di ridefinizione del sistema politico e delle sue strutture intermedie, oggi più
che mai in ginocchio.
E credo che l’espressione più adatta sia, ahimé, sempra la stessa: Mutatis Mutandis.