La società della sorveglianza

Parallelamente all’avvento di Internet abbiamo assistito ad una retorica esponenziale che ha fatto dell’innovazione tecnologica uno dei suoi punti di forza. Ci troviamo a fare i conti con una richiesta sempre maggiore di informatizzazione, sia delle strutture che delle persone.
La tecnologia come la tecnica – della quale è una articolazione – è la traduzione umana a dominare le cose attraverso la ragione: rendere “calcolabile ciò che è inconscio, quantitativo ciò che è qualitativo”. Secondo Ellul, tuttavia, nelle società moderne la tecnica eccede largamente fino a diventare un sistema totalitario nel quale un dispositivo senza controllo, attraverso una propria dinamica, divora il complesso della società. Ogni tentativo di liberare l’uomo dalla tecnica non fa altro che rafforzarne ancora di più le catene, integrandolo maggiormente nel processo tecnologico.

Sono stati gli studi di Foucault sulla sorveglianza a rendere comprensibile l’architettura del controllo che i sistemi moderni esercitano sulla società. Il controllo sociale è così definibile come “un insieme di funzioni attribuite a certi apparati o a certe strutture storicamente determinate, le cui caratteristiche mutano nello spazio e nel tempo“. La più importante delle tecniche di sorveglianza moderna è la burocrazia formale, la cui rapida espansione è stata analizzata da Weber tra la fine dell’Ottocento e l’inizio di questo secolo. Connesso alla burocrazia – intesa come una “gabbia d’acciaio” – ed agli stati nazione di moderna concezione, il processo di raccolta delle informazioni diventa la funzione fondamentale della “sorveglianza moderna in quanto permette la minuziosa e scrupolosa osservazione degli individui” (Giddens 1985). Non quindi i database, non la cibernetica di Wiener, non l’invenzione del personal computer, né il primo calcolatore possono tracciare le origini dei contemporanei sistemi di sorveglianza. La genesi della società della sorveglianza (Lyon 2002) è da ricercare invece nei metodi di razionalizzazione e di organizzazione degli individui, nella incalzante volontà politica di controllare le persone, nella naturale predisposizione degli Stati nazione di moderna concezione.
Foucault aveva spiegato infatti minuziosamente come il meccanismo del controllo sociale abbia una certa tendenza a disistituzionalizzarsi, ad uscire dalle fortezze chiuse ed a circolare allo stato libero. Le nuove tecnologie si prestano ad essere intimamente connesse ai metodi di organizzazione e razionalizzazione sociale e la sorveglianza, come metodologia del controllo sociale, negli anni si è andata plasmando sempre più ai nuovi sistemi. Quindi partecipare alla società moderna, in qualche modo, significa essere posti a sorveglianza elettronica. Il processo di “informatizzazione forzata” contemporaneo finisce con l’innestarsi sulla tendenza al controllo burocratico della società e ne amplifica la portata.
Il lavoro che ci aspetta è quello di evidenziare i contorni subdoli dell’era digitale, specificandone i paradossi, ampliando così quel raggio di comprensione del cambiamento che il più delle volte risulta avvilito e piegato alle esigenze di mercato. In definitiva, una buona rappresentazione simbolica capace di spiegare il rapporto tra società e ordine è il concetto di Panopticon (Bentham 1791). Il nodo saliente di questa immagine è che gli “individui sotto sorveglianza si sentano costantemente sorvegliati o almeno come sul punto di esserlo”. Lasciando loro quantomeno l’illusione della libertà.