Riprendiamoci la sfera pubblica: tutti fuori da Facebook

Biscottini della fortuna, gruppi per salvare l’albero di albicocche, richieste per diventare fan dei ninja, dei manga, di Naomi, Cecchi, Vladimira, pollici su, pollici giù, pensare ristretto, non superare i caratteri, tags, gallerie di foto, messaggi di notifica, coccole ipermediatiche per farci sentire che esistiamo anche nel mondo digitale, nel nuovo ecosistema di facebook, 10 secondi di attenzione ed una nuova notizia di un matrimonio, di un fiore che è spuntato nel vaso sul balcone, del sole che nessuno se ne era accorto ma è sorto anche oggi, del desiderio di crogiolarsi a letto al posto di alzarsi ad aggiornare il profilo ma il nuovo tamagotchi ha bisogno di cure costanti, perché devo scrivere qualcosa anche se oggi proprio non penso niente, pena l’oblio.

Intanto fra un biscottino ed un altro, fra una pillola di commento ed un altro, digerisco la mia illusione di partecipare al mondo, alla politica, di essere parte di una sfera pubblica grande quanto è grande il mio gruppo di amici: 39, no meglio 309, e se ne ho 1500 sono un figo.
Intanto – fuori – il gioco si fa più duro: pestaggi mediatici, minacce e ritorsioni, scontri fra potere, conflitti di interesse, soprusi, lotta al diverso, al gay, al meridionale, all’immigrato: leggi razziste, premoderne, immorali vengono varate sotto i nostri occhi e nemmeno i nostri parlamentari – forse troppo presi da facebook – sono in aula a votare contro. A chi lo diciamo di quanto siamo costernati, arrabbiati? ma sì, andiamo su facebook così tre amici alzeranno il pollice, qualcuno scriverà un commento in 149 caratteri, qualcuno mi inviterà ad aderire ad un altro gruppo e così avrò surrogato la mia rabbia in una sana, sicura, perbene partecipazione virtuale. E se siamo fortunati parlerà di noi un bravo giornalista di Repubblica che ogni tanto va a cercare qualcosa da esporre al pubblico vilipendio o alla generale approvazione. Bravi, bravi, bravi.

Abbiamo abbandonato la sfera pubblica per quella privata, il rischio e la responsabilità per la certezza di non essere contraddetti. E ci hanno detto che così è più democratico, che così è più pluralista, che così costruiamo l’opinione pubblica. Sveglia! La verità è che abbiamo abbandonato il campo, abbiamo rinunciato a partecipare nell’unica vera sfera pubblica che conta, quella istituzionalizzata, quella della compresenza di sistema politico, sistema mediatico e cittadini-elettori. La sfera pubblica di facebook assomiglia troppo a quella di vetro con casetta di babbo Natale e neve perenne. Somiglia troppo ad un mondo incantato senza contraddittorio, dove il tempo è sempre bello, dove non piove mai, dove l’unico sprazzo di vita è una scossetta che ogni tanto qualcuno dà per smuovere la neve.
Riprendiamoci la sfera pubblica, torniamo a bloggare, torniamo a protestare, torniamo a far sentire la nostra voce con senso compiuto, riprendiamoci la scrittura, la libertà di pensare a 1000 caratteri, il contraddittorio ed il dialogico, riprendiamoci la politica. Contro tutti quelli che ci vogliono distratti e felici, rompiamo l’incanto. Nel prossimo biscottino della fortuna c’è scritto: riconquistate il mondo, vi appartiene.