La ceneri di Città della Scienza sono anche le mie

Ho 35 anni e ho vissuto praticamente tutto il periodo dello smantellamento dell’acciaieria di Bagnoli. Ricordo che in alcun pomeriggi d’estate, quando avevo i miei 18 anni, mi mettevo in moto e andavo in quelle zone dove lo scheletro di un quartiere paradossalmente mi dava speranza.
Ieri sera l’incendio che ha distrutto in poche ore i capannoni di Città della Scienza ha incenerito anche quella speranza.

C’è stato un lungo periodo in cui la zona di Bagnoli era al centro della discussione pubblica e politica. Ne parlavamo nelle aule occupate, nelle riunioni di partito, nelle assemblee delle associazioni locali e il succo del dibattito era sempre lo stesso: rilanciare Bagnoli.
In questo contesto, Città della Scienza era per me un punto di partenza. Vedere un impegno collettivo teso a bonificare culturalmente quel quartiere era quanto di più grande una città, la mia sfortunata città, potesse fare.
Da ieri sera quel progetto è morto, e con esso un pezzo del mio credere nel bene pubblico.

Bagnoli era il simbolo del rinascimento napoletano, quello tanto voluto da Bassolino. Un rinascimento mai effettivamente messo in atto, e su quelle promesse sono passate ben 4 amministrazioni e centinaia di proposte, progetti. Non in ultimo quelle del Sindaco De Magistris.

La città di Napoli è ormai allo sbando. Non lo dico per posizione politica, tantomeno cerco di strumentalizzare l’incendio di ieri sera. Anzi, ho condiviso poco l’operato dell’attuale amministrazione, ma Luigi De Magistris si è preso la responsabilità di sedere in uno dei Comuni italiani più difficili. Su questo punto ha tutta la mia stima. E non credo che sia il tempo di dare le colpe all’attuale amministrazione. Questo è uno sciacallaggio politico che non mi appartiene.

Ma in una città dove si bruciano dolosamente i capannoni simbolo di una rinascita, di un rilancio e molto di più di un segnale, è la metafora di un sistema che ha fallito. Se esiste anche solo l’ipotesi che alcune persone possano bruciare capannoni con un preciso obiettivo – qualsiasi esso sia – è il sintomo di una città, di una comunità che non esiste più. Immaginare che dei miei pari, dei cittadini abbiano architettato una infamità di tale portata mescola in me rabbia e paura, vergogna e delusione.

Questa per me è la goccia che ha fato traboccare tutto. Vorrei andare via lasciando le ceneri alle spalle. Abbandonare tutto e tutti. Piegarmi all’istinto che da anni mi perseguita.
Devo solo chiudere gli occhi e restare aggrappato a quel sentimento che mi accompagnava in quei pomeriggi d’estate e di adolescenza, a quella immagine dell’acciaieria che pezzo per pezzo andava via e dava spazio a nuovi capannoni, nuovi progetti, nuove idee. E riaprirli solo quando questa amarezza, questa vergogna comincia ad abbandonarmi.
Insieme a Città della Scienza, qualcosa di me se ne è andato e purtroppo, con tutto l’impegno, non tornerà più.