Per Grillo vale più la piazza che il Web?

Prima di ogni equivoco è meglio dirlo subito, sono scettico sul fatto che la Rete, e in particolare i Social Media, sia catalizzatori di voti, ma nello stesso tempo penso che vadano attentamente valutati perché capaci di influenzare i processi di formazione delle opinioni e – ovviamente – con possibili ricadute in temini di voto.
Chiusa questa parentesi, stamattina, prima di prepararmi per uscire, avevo Omnibus in sottofondo, leggevo qualche Blog e cercavo di capire cosa stesse accadendo a Siena circa la vicenda sul Monte dei Paschi di Siena. Mi è capitato di finire sul blog di Grillo, e devo dire che ci finisco spesso, e su segnalazione di un ospite della trasmissione di La7 ho scoperto che stasera il noto comico genovese avrebbe tenuto un comizio proprio in una delle piazze di Siena. Ho subito pensato che fosse una mossa comunicativa perfetta e che tale presenza si incastrata in maniera geniale, quasi maniacale, con l’agenda politica, la cronaca e con la tempistica elettorale che in queste ore viviamo.
Grillo è noto per diverse ragioni, ma in particolare per questa sua interpretazione dello strumento “Rete” da tecno-entusiasta. Democrazia elettronica è l’etichetta che – in parte grazie a lui – è diventata di uso comune dopo essere stata chiusa per decenni nelle accademie e nelle letture degli interessati ai fenomeni politici in Rete.
Ma proprio stamattina non ho potuto fare a meno di notare che, per paradosso, la campagna di Grillo è tra le più tradizionali in circolazione.
Per carità, Grillo usa lo strumento Rete, ci mancherebbe, ma incomincio a credere che il modello elettoralmente vincente per il M5S siano le piazze e le ricadute sulla cronaca politica, proprio come si faceva nelle cosiddette campagne moderne (sulla questione si vedano gli studi di Pippa Norris). Grillo sta attuando lo stesso modello che ha praticato durante la campagna elettorale siciliana con piazze piene, comizi, volantini, persone, pacche sulle spalle, strette di mano. Una campagna vincente, si vedano i risultati elettorali, e che lo ha delle volte costretto a gesti eclatanti – come la traversata a nuoto dello stetto di Messina – pur di avere servizi in Tv, discussioni nei Talk Show, pagine di quotidiani e vagonate di post in Rete.
Al di là di Casaleggio e tutto ciò che ci raccontiamo sulle strategie di Rete, comincio a pensare con molto interesse che il vero spazio pubblico catalizzatore di voti per il M5S e Grillo non sia la Rete, che ha certamente i suoi effetti, ma la riprosizione di una tipologia di campagna con modalità moderniste, con in testa il comizio come formula principale, tanto “snobbata” dal premier uscente Monti, e il bagno di folla finale come uscita di scena.
Una questione empiricamente non verificabile e ovviamente molto più complessa, ma se fosse così, credo seriamente che dovremmo cominciare a rivedere un bel po’ di ipotesi sulla campagne elettorali nella cosidetta “era di Internet” (locuzione che odio quasi quanto “Popolo del Web”).