Di quando la politica scopre il web 2.0

Da qualche mese la trasmissione-radio Vota Antonio intervista esponenti dei partiti politici, esperti, consulenti e docenti universitari sul rapporto fra la politica e la rete. Dopo i successi ottenuti da Obama nel 2008 e nel 2012 e l’affermazione di Grillo grazie ai MeetUp, nessun politico sembra più volersi mostrare al pubblico sprovvisto di una propria aura innovativa, innovazione che passa prima di tutto dal coinvolgimento  attivo dei cittadini nei processi di comunicazione e decisione pubblica. I social media sono stati sdoganati alla grande dal governo Monti che, con Il Dialogo al cittadino, apriva la propria amministrazione al feedback e all’ascolto  sui temi più rilevanti (molto interessanti i dati raccolti in tal senso sul sito della Presidenza del Consiglio: una loro lettura sistematica ed organica mi pare possa evidenziare con buona approssimazione quando si consuma il break-out fra agenda del governo e quella dei cittadini facendo emergere, di conseguenza, i temi particolari sopra quelli collettivi). Poi è stata la volta delle iniziative di consultazione per definirie le linee principali  dell’Agenda Digitale, di Horizon2020, o per discutere se abolire o meno il valore legale del titolo di studio. I ministri più illuminati sono poi sbarcati su Facebook, su Twitter,  Tumblr. Intanto in Sicilia, il M5S  sperimentava Liquidfeedback per dare più corpo tecnologico al paradigma della democrazia interattiva (salvo accorgersi che nel Movimento la questione democratica doveva ancora passare ad affrontare l’antico problema della legittimazione della propria leadership).

Oggi non c’è formazione politica nuova che non abbia realizzato quali opportunità rappresenta la Rete, dopo anni di inutili inviti a sperimentare provenienti da ogni dove,  anche da questo blog (che dire, meglio tardi che mai). La Lega lancia  Dillo a Maroni, iniziativa live per sollecitare la partecipazione e contribuire a definire  il programma del partito e del candidato alla regione Lombardia. Italia Futura supporta la candidatura di Monti con Agenda-Monti.it, anche questa è un’iniziativa di scrittura condivisa del programma di Monti che emula il funzionamento di LiquidFeedback (proposta, voto della proposta) aggiungendovi degli elementi di  leggerezza con l’approccio del gioco (gamification). Naturalmente tutto l’armamentario dei social media è attivato a supporto delle candidature.

«Portare i cittadini più vicini alla politica. Rendendola comprensibile e condivisibile». Queste sembrano essere le parole d’ordine targate 2.0. Ci può bastare? Direi di no. La politica ha perso molte (troppe) occasioni in questi  anni per attestarsi nella sua capacità di leggere le trasformazioni sociali sul lungo periodo cogliendo quegli sviluppi o fasi di arresto che solo chi possiede tutte le informazioni necessarie (e la capacità di leggerle) può cogliere in tempo. Non è più tempo di portare i cittadini vicino alla politica, ma di portare quest’ultima vicino ai cittadini.