Il web 2.0 e la retorica della partecipazione

Non ce ne è per nessuno. Il termine dell’anno sul web è senza dubbio partecipazione. Ma lo è per un abuso eccessivo, retorico ed errato del termine. A dirla tutta, la causa di un uso smodato di un concetto tanto complesso è da ricercare altrove. Soprattutto nella etichetta web 2.0, a me incomprensibile quanto furba perché foriera di diverse distorsioni e vaneggiamenti.
Quando O’Reilly la presentò nell’ormai lontano 2005 notò, intelligentemente, alcune trasformazioni che stavano caratterizzando il web, ma a distanza di 5 anni tale osservazione è diventata un orpello da mettere sopra ogni articolo o post, sopra qualsiasi analisi che abbia un minimo di riferimento alle ultime vicende economiche e culturali del web. Se si volesse riassumere in una sola parola il termine web 2.0 sarebbe senza dubbio marchio (o brand per gli amanti degli anglofonismi) senza alcun significato semantico chiaro.
Premettendo che anche il sottoscritto lo ha usato per poter spiegare a cosa stessi facendo riferimento quando parlavo delle ultime vicende del web, cosciente di usarlo solo come espediente retorico, oggi ne prendo le distanze perché l’etichetta web 2.0 ha iniziato ad assorbire il più ampio e complesso concetto di partecipazione.
Non so quanti dei blogger, ma anche degli articolisti delle grosse testate giornalistiche più o meno attente alle tecnologie, prima di associare il web 2.0 al concetto di partecipazione si schiariscono un po’ le idee, magari riprendendo i vecchi studi fatti durante i corsi di laurea. Magari riprendendo concetti a loro ormai polverosi quali cittadinanza, rappresentanza, istituzione, partiti, movimenti, magari riadattandoli alle nuove esperienze del web ma assumendo – e riprendendo – la sostanza di istituti democratici più che centenari tanto cari all’occidente.
Web 2.0 è e resterà una etichetta che O’Reilly aveva lanciato per spiegare, da bravo editore, quale scenario economico stava presentandosi in quel periodo e, associarla a condizioni di democrazia, è quanto meno illusorio, se non addirittura patetico.
Il web è web, e non ve ne sono altri. Partecipare e condividere sono caratteristiche che appartengono al web e ad internet dall’alba dei tempi digitali. Senza partecipazione e condivisione il web non sarebbe mai nato, non avrebbe avuto ragion d’essere. Chi crede che partecipazione e condivisione siano la liberazione della rete ha semplicemente preso la cantonata del decennio.