Vomero sotto scacco: il clan Cimmino controllava tutto. Applausi e baci all’uscita degli arrestati. VIDEO

Vomero sotto scacco: il clan Cimmino controllava tutto. Applausi e baci all’uscita degli arrestati. VIDEO

In manette il boss del Vomero Luigi Cimmino. Con lui Pellegrino Ferrante, Luigi Festa, Pasquale Palma, Raffaele Montalbano. Erano loro a comandare nel quartiere collinare a  seguito dell’arresto del  Antonio Caizzo, boss della zona.

Approfittando dell’assenza di rivali sul territorio, con il tempo e la forza dell’intimidazione, il Clan “Cimmino”, si è appropriato dell’intero salotto della città, forte di una regia di tipo camorristico che ha il suo fulcro prevalentemente nell’attività estorsiva.

 

L’indagine, condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri Napoli Vomero dal novembre 2013, ha consentito di: – documentare la piena operatività del predetto Clan, dedito prevalentemente alle estorsioni nel territorio dell’area collinare di questo comune, riorganizzatosi in seguito all’arresto di CAIAZZO Antonio, storico reggente del gruppo “CIMMINO-CAIAZZO” e facente ormai capo esclusivamente a CIMMINO Luigi;

 

comprendere le dinamiche del rito con cui le vittime venivano avvicinate da emissari del Clan ed invitate a “mettersi a posto con gli Amici del Vomero”, un copione vecchio che questa volta ha sortito un epilogo diverso. Compreso il modus operandi, si è riusciti ad individuare i meccanismi criminali ed i ruoli ricoperti dagli affiliati al Clan, debellandolo nelle sue figure principali;

 

individuare i soggetti dediti alla commissione delle estorsioni, documentando e ricostruendo i principali tentativi di estorsione; al luce sulla struttura dell’organizzazione criminale sin grado non solo di sopperire all’assenza ma anche di mantenere gli affiliati incappati nella rete della giustizia e quindi detenuti elargendo le cosiddette mesate per le quali sono stati individuati gli addetti al pagamento.

 

Il boss Luigi Cimmino, acclamato dai familiari quando è stato portato fuori dalla caserma che ospita la compagnia dei carabinieri del Vomero a Napoli («bravo, bravo», il grido di incitamento a cui sono seguiti gli applausi) era il vero obiettivo dei killer del clan Caiazzo nell’agguato che costò la vita alla vittima innocente della camorra Silvia Ruotolo, uccisa il 17 giugno 1997 a salita Arenella.