Volano gli stracci in Fratelli d’Italia: Basile non si dimette, Bifaro fuori dall’aula

Volano gli stracci in Fratelli d’Italia: Basile non si dimette, Bifaro fuori dall’aula

Volano gli stracci in Fratelli d’Italia a Giugliano. Il battibecco è ancora una volta tra Vincenzo Basile, candidato sindaco, ed Emanuele Bifaro, più votato della lista.

IL POST DI BASILE – Questa mattina Basile ha pubblicato un post su Facebook nel quale ribadisce la sua volontà di entrare in assise come consigliere comunale e smentisce Bifaro che invece parlava di un accordo pre elettorale che prevedeva il ritiro del candidato sindaco a favore dell’ingresso del primo eletto della lista (risultato poi essere Bifaro ndr). Basile ci va giù duro e scrive: “Non avevo finora replicato alle false dichiarazioni da parte del sig. Bifaro sull’esistenza di un patto pre elettorale, che prevedeva le mie dimissioni da consigliere comunale. Ora ad elezioni concluse, per tutelare la mia onorabilità e la mia rettitudine smentisco pubblicamente queste falsità messe in circolo. Non vi fu nessun accordo pre elettorale che prevedeva le mie dimissioni da consigliere comunale, perché ciò avrebbe leso la mia dignità e credibilità politica ed umana, cosa che vale per chiunque si fosse trovato al mio posto. Tengo a precisare che il Sig. Bifaro a tale riunione non era presente. Il signor Bifaro pertanto sta dicendo il falso quando afferma che io avrei asserito che mi sarei dimesso. A conferma che non vi era alcun patto pre elettorale, non sono solo io ad affermarlo, ma la missiva inviatami dall’on. Schifone”. Basile non si ferma alla smentita e annuncia anche querele per chi “ha usato affermazioni denigratorie e ingiuriose, lesive della mia dignità personale”. Basile, infatti, fu aspramente criticato sui social al momento della dichiarazione di voler entrare in consiglio.

LA “REPLICA” DI BIFARO – Seppur non diretta e senza espliciti riferimenti, arriva la replica di Bifaro che sempre sul social scrive: “C’è chi la mattina va a lavoro e chi scrive su Facebook”. Insomma, la diatriba nata subito dopo le elezioni del 31 maggio, quando Basile dichiarò di non voler fare nessun passo indietro, ancora tiene banco.