Clan Mallardo, Silvio Diana, Dudù, scarcerato. Divieto di dimora in Campania in provincia di Frosinone e Latina

Clan Mallardo, Silvio Diana, Dudù, scarcerato. Divieto di dimora in Campania in provincia di Frosinone e Latina

Scarcerato Dudù per decorrenza termini. Non è stata fissata l’udienza preliminare entro i termini di scadenza, per questo è stata predisposta la scarcerazione. Per lui c’è il divieto di dimora in Campania e in provincia di Latina e Frosinone.

 

Arrestato lo scorso 21 novembre per associazione mafiosa ed estorsioni, Silvio Diana è ritenuto uno dei componenti di spicco del clan Mallardo.  L’arresto da parte della Guardia di Finanza nell’ambito dell’operazione Crash. Silvio Diana, teneva per Feliciano i contatti conil resto degli affiliati, era addetto alla custodia della cassa del clan nonché addetto al settore delle estorsioni.

 

Determinanti nell’ambito delle indagini le intercettazioni ambientali condotte dagli uomini del G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Napoli, che hanno svelato l’oggetto di numerosi ”incontri” all’interno di quella sede assicurativa in via San Nicola. Tantissimi i fatti emersi e le conversazioni ascoltate tra il capoclan Feliciano Mallardo, il genero Mauro Moraca, il nipote Carlo Antonio D’Alterio e  due importanti affiliati all’organizzazione criminale Silvio Diana e Giuliano Amicone. Le indagini sono state portate avanti anche grazie ai collaboratori di giustizia.

 

Per decorrenza dei termini è stata revocata la custodia cautelare anche a Feliciano Mallardo e Carlo D’Alterio. I due però restano in carcere per altre ordinanza tra le quali la famosa “Caffè macchiato”.

 

 L’inchiesta Crash portò alla luce  le infiltrazioni del clan presso gli uffici della ASL NA2 NORD attraverso personaggi referenti dello stesso clan nella pubblica amministrazione, che ha consentito lo sviluppo dell’espansione della cosca in diversi settori, quali quello degli appalti presso gli ospedali, l’affidamento di servizi da parte di Enti Pubblici, le vendite di terreni effettuate da parte degli stessi Enti, la partecipazione di imprese “amiche” a gare pubbliche permettendo di procurare alla citata organizzazione camorristica ingenti profitti, da utilizzare per effettuare investimenti e per il reimpiego di provviste illecite economiche.