Arriva in corte d’appello il processo “La Paganese”. L’accordo tra mafia e camorra per gestire l’ortofrutta

Arriva in corte d’appello il processo la Paganese. Il procuratore generale chiede la conferma delle condanne di primo grado.

LA STORIA. Le indagini portarono alla luce il sodalizio criminale tra i casalesi, i Mallardo e i corleonesi per la gestione dei vari mercato ortofrutticoli del Sud Italia dalla Sicilia a Fondi. I clan campani fungevano da service per trasporti e logistica mentre i colleghi siciliani fornivano erano liberi di fornire i prodotti agricoli. Un business d’oro che vide coinvolti boss di primo piano della mala italiana arrivando a coinvolgere il figlio di Toto’ Riina e il fratello Salvatore.

LE CONDANNE Il procuratore generale nella sua requisitoria ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado per tutti gli imputati tranne che per Schiavone Francesco e Paolo le cui posizioni verranno discusse alla prossima udienza. Il processo in primo grado si concluse con 9 condanne e sei assoluzioni. Francesco Schiavone, cugino omonimo di Sandokan: 12 anni e 9 mesi; il figlio Paolo 10 anni e 3 mesi; Salvatore Fasanella 13 anni coinvolto in un traffico d’armi dalla Bosnia; 2 anni e 6 mesi per il collaboratore di giustizia Felice Graziano; 9 anni per Antonio Pagano, padre di Costantino Pagano, titolare de “La Paganese Trasporti”, società che, grazie all’accordo in questione, aveva acquisito il monopolio dei trasporti su gomma; 4 anni e 6 mesi per Antonio Panico, referente dei Maliardo nel business trasporti; 13 anni per Almerico Sacco e Gaetano Sacco, elementi di vertice dei Licciardi di Secondigliano. Il pubblico ministero Cesare Sirignano all’epoca aveva chiesto oltre 146 anni di carcere. La parola passa ora alla Corte di Appello di Napoli. Tra i legali impegnati nel procedimento, Remolo Vignola e Paolo Caterino.

IL PRIMO GRADO. In primo grado il Presidente Luigi Picardi con i giudici Valentina Giovanniello e Nicola Paone, condannò a 13 anni Salvatore Fasanella, Felice Graziano a 2 anni e 6 mesi, Antonio Pagano a 9 anni, Antonio Panico a 4 anni e 6 mesi, Almerico Sacco a 13 anni, Gaetano Sacco a 13 anni, Francesco Schiavone 12 anni e 6 mesi, Paolo Schiavone alo anni e 3 mesi, non ché Gaetano Riina, fratello del boss Totò, a sei anni. Gli assolti invece furono Giuseppina Battista, Ferdinando Damato, Stefano Federigo, Micillo Francesco, Nicola Graziano e Nicola Schiavone.

LA PRIMA INCHIESTA. L’inchiesta nacque dall’operazione “Sud Pontino” della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli coordinata da Federico Cafiero De Raho, oggi a capo della procura di Reggio Calabria, culminata nel 2010 con oltre 60 arresti. Le ordinanze, emesse nel 2011 dal gip Pasqualina Laviano, furono notificate, tra gli altri, a Gaetano Riina e Nicola Schiavone già detenuti, ma anche a importanti personaggi anelli di congiunzione con il clan Maliardo di Giugliano e con Cosa Nostra, come Francesco Napolitano, Patrizio Picardi, Pasquale Coppola e Carmelo Gagfiano.