La Coppa Italia, una competizione da rifondare

La Coppa Italia, una competizione da rifondare

E’ passata poco meno di una settimana dalla ladrata che la Roma ha effettuato ai danni dell’Empoli. Un evento tristissimo. Una piccola squadra di provincia, che da anni lavora in modo eccellente, stava accarezzando il sogno di poter eliminare dalla Coppa Italia una delle squadre più forti del Paese ed entrare nel novero delle prime 8 della competizione. I toscani sono arrivati fino ai supplementari, hanno lottato con coraggio ma alla fine un rigore inesistente ha regalato la vittoria a Garcia.

Maurizio Sarri, il tecnico dei toscani, che preso dalla rabbia ha lasciato la panchina immediatamente, salvo poi ritornare sui suoi passi, ha detto che molti dei suoi calciatori erano in lacrime per lo scippo subito. La Coppa al tecnico non andava giù fin dall’inizio in realtà difatti aveva già detto che “La Coppa Italia non mi piace, è una competizione antisportiva e non mi interessa come competizione. Noi giochiamo da agosto, ci sono squadre che sono entrate solo adesso nel tabellone. Parole sante.

La Coppa Italia è una competizione pensata per favorire le squadre più forti, è una cosa unica nello sport dove lo scontro Davide contro Golia ha regalato le più grandi gioie e soddisfazioni in ogni disciplina e che fa sognare un po’ tutti. Restando nel rettangolo verde, come dimenticare la cavalcata memorabile del Chievo appena giunto in Serie A? O le due Champions League del provinciale Nottingham Forest? O ancora il Borussia Dortmundt di Klopp che mette alle corde il multimilionario Bayern Monaco?

In Italia questo non va perché in molte snobbano la competizione, soprattutto contro le squadre minori, per giunta giocando in casa e il desolante San Siro di ieri sera è la prova che forse qualcosa va ripensato. La Tim Cup non ha appeal, non ha fascino e raramente ha storia. Ci si ricorda di lei solo in semifinale.

Il discorso, simile in Germania, è estremamente diverso in Spagna ed Inghilterra dove la Copa del Rey e la FA Cup sono competizioni quasi pari ai campionati.

Nella passata stagione della Coppa del Re quattro squadre della terza divisione sono riuscite ad approdare ai sedicesimi di finale e l’Algericiras, un club semiprofessionistico, è arrivato addirittura a pareggiare contro il Real Sociedad nella gara di andata, stessa sorte per l’Olimpic Xativa che ha pareggiato in casa contro i futuri Campioni del Mondo del Real Madrid. Anche Giampaolo Pozzo ha pagato questa formula spagnola visto che il suo Granada è stato eliminato dall’Alcorcon, squadra della terza divisione, che è poi uscita agli ottavi di finale contro l’Espanyol ma vendendo cara la pelle capitolando solo nella partita di ritorno, all’andata è riuscita addirittura a vincere.

Ovviamente titoli di giornali in tutta Europa, tifosi in visibilio, migliaia di biglietti venduti e televisioni che vanno negli angoli più remoti della penisola iberica.

 

Discorso diverso per l’Inghilterra perché la formula della FA Cup è incredibile, non ci sono altri termini per descrivere la competizione. 736 squadre iscritte. Settecentotrentasei. Le squadre della Premier entrano in gioco dopo una pesantissima scrematura, ovvero ai 32esimi, quando di squadre ne restano “solo”, tra virgolette, 64. La squadra che gioca in casa è sorteggiata, quindi, per esempio, il Manchester United ha il 50% di possibilità di giocare all’Old Trafford così come l’Hartepool United ha il 50% di giocare al Victoria Park. In caso di parità si gioca il replay della partita in casa della squadra ospite. Può succedere, e succede, letteralmente di tutto. Lo scorso anno l’Oxford United, che gioca nell’equivalente della nostra Serie D, ha sfiorato i sedicesimi di finale contro il Charlton. E’ come se in Italia l’Arzanese arrivasse a sfiorare l’impresa contro il Catania. Nella passata stagione il top lo ha però raggiunto lo Sheffield United che giunge fino in semifinale di coppa. Lo Sheffield gioca nella Football League One, l’equivalente della nostra Lega Pro.

Quest’anno i miracoli li ha fatti il Bolton ad Anfield contro il Liverpool ma soprattutto il Bradford che allo Stamford Bridge elimina il Chelsea di Josè Mourinho vincendo 4-2 oppure ancora il Manchester City eliminato dal Middlesbrough.

 

In Italia invece tutte le imprese quest’anno sono state cancellate dagli arbitri. Gli arbitri hanno inciso come non mai negli ottavi di finale, in ogni partita. All’estero queste competizioni sono usate anche per rimpinguare le casse dei piccoli club. Una squadra di C che va allo Juventus Stadium è inutile. I tifosi della Juve, abituati a Real Madrid e Barcellona, certo non pagherebbero un biglietto per il Sudtirol ma mandare i bianconeri in Trentino riempirebbe sicuramente lo stadio, darebbe bei solini alla squadra di provincia e permetterebbe a tutto l’ambiente di avere una visibilità ben diversa ma si sa che l’Italia non è fatta per i sogni.

 

Allora cosa resta ai tifosi? Resta un’impresa, una sola, quella del Napoli del 1962, quando una squadra squattrinata del meridione, di Serie B, riesce a scalare l’Everest e a conquistare la Coppa Italia dalla Serie cadetta. Impresa mai più eguagliata. Impresa mai più eguagliabile.