Il boss Michele Zagaria tenta il suicidio in carcere, la Procura: “Valutiamo la rilevanza penale del gesto”

Il boss Michele Zagaria tenta il suicidio in carcere, la Procura: “Valutiamo la rilevanza penale del gesto”

Un’altra fiction consumata nell’aula della Quarta Assise del Tribunale di Napoli, ma che poteva finire in tragedia. Imputato per duplice omicidio, il boss dei Casalesi Michele Zagaria tenta il suicidio in diretta mentre è in collegamento dal carcere di Opera, dove è detenuto in regime di 41 bis. A riportare la notizia è Il Mattino.

Nel corso del processo, il boss dei Casalesi sbotta, attacca la Rai e la fiction “Sotto Copertura”, che lo vede protagonista e contro cui ha intentato una causa milionaria. A interrompere il suo intervento il presidente Provitera: «Non possiamo fare un’altra fiction in aula», dice il magistrato.

Ed è a questo punto che Zagaria prova a strangolarsi con il filo del telefono con cui era in contatto con Napoli. Imputato per un duplice omicidio, Zagaria cade al suolo e il processo viene sospeso. Si vivono attimi di paura e incredulità. Molti si chiedono quali siano le condizioni del boss, che è stato immediatamente soccorso dagli agenti penitenziari del carcere di Opera. A determinare un gesto così estremo la pressione psicologica e mediatica a cui Zagaria è stato sottoposto nelle ultime settimane. “In relazione alle notizie di stampa relative a quanto accaduto nel corso dell’udienza odierna dinanzi alla IV Sezione della Corte di Assise di Napoli, – si legge in una nota a firma del procuratore Melillo – si comunica che la Procura della Repubblica di Napoli sta valutando la rilevanza penale della condotta tenuta da Zagaria Michele. Zagaria Michele è attualmente in stato di custodia carceraria quale promotore, dirigente e organizzatore di associazione di tipo mafioso, con applicazione del regime speciale di detenzione di cui all’art. 41 bis Ord. Pen. Nel processo in corso di svolgimento dinanzi alla IV Sezione della Corte di Assise di Napoli è imputato degli omicidi di Bamundo Antonio e lovine Michele.”