“Dove sono le istituzioni?”, la rabbia dei residenti del Rione 25-80 di Chiaiano: 30 anni senza aiuti

“Dove sono le istituzioni?”, la rabbia dei residenti del Rione 25-80 di Chiaiano: 30 anni senza aiuti

Torna a far discutere la condizione strutturale del Rione 25\80 di Chiaiano, le cui palazzine furono costruite a seguito del sisma dell’80. In principio dovevano essere alloggi temporanei, diventati poi delle vere e proprie dimore definitive.

Le strutture portano i segni dell’abbandono e del degrado. Le condizioni di vita delle persone si riflettono anche in ciò che si vede oggi: intonaco cedevole, infiltrazione in ogni angolo dell’edificio, perdite, acqua calcarea, topi che s’infiltrano nelle tubature e che sbucano nelle abitazioni dei residenti,  sono all’ordine del giorno. Ad abitarvici, in queste “case dell’horror”, sono più di 350 famiglie costrette da oltre 30 anni a rimboccarsi le maniche, investendo risorse proprie, per scongiurare il peggio. “Ci sentiamo abbandonati. – ci hanno ripetuto più volte – Dove sono le istituzioni?”, qualcuno chiosa.

Eppure, nel corso degli anni sono state fatte decine di segnalazioni al Comune di Napoli e a Napoli Servizi, che con lo slogan “ci prendiamo cura della città con i nostri servizi”, non è mai intervenuta, liquidando così le richieste dei residenti. Ma i problemi non finiscono qui. Anno in anno essi si moltiplicano ad un ritmo insostenibile. Una delle pieghe del Rione 25/80 è la presenza cospicua e predominante di amianto. “Siamo in possesso di una certificazione, richiesta da mio padre nel 1996, che attesta la percentuale di amianto. In base ad un campioncino di pavimento, è stata rivelata una quantità prossima al 17%”, ci ha spiegato Pasquale Zona, residente di una delle palazzine del Rione di Chiaiano. Una percentuale da non sottovalutare.

Le conseguenze del minerale killer, altamente nocivo alla salute di ogni essere vivente, sono devastanti. Forte è l’incidenza di tumori registrata nelle case popolari, «oltre il 60%» è sottoposto a cure mediche per debellare il male che affligge attualmente, secondo i dati dell’ARTUM, il 52% degli uomini e il 48% delle donne in Italia.

Il sistema idrico e la pavimentazione della terrazza non sono da meno: quest’ultimo è rivestito da polistirolo su cui furono appoggiati all’epoca dei quadrotti in pietra e che facilitano la formazione di infiltrazioni, soprattutto in caso di maltempo.

Nel 2008 sembrava ci fosse una speranza  destinata a propiziare il Rione, ma ancora una volta l’intento di ostacolare un’opera necessaria alla sistemazione definitiva delle famiglie è prevalso. La Regione aveva stanziato ben 15.000.000,00€ per demolire e realizzare 77 alloggi, in via Nuova Toscanella. A distanza di 9 anni, quei fondi non sono mai stati investiti; ma stornati, invece, dalla giunta regionale per progetti di cui non si sa nulla.

“Da alcune fonti certe, abbiamo scoperto che questi soldi non ci sono più, – prosegue Pasquale Zona. – Dal bilancio regionale è emerso che sono stati erogati 1.500.000,00€, gli altri 13.500.00,00 sono tornati indietro. Non sappiamo se siano stati sottratti per scadenza di termini oppure se il Comune abbia presentato altri progetti”, conclude il residente. Intanto chi vi abita è costretto a vivere in condizioni estreme – naturalmente violando le norme di sicurezza–  e che profilano un futuro incerto alle famiglie e ai loro figli.

Di Silvia D’Angelo

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