Giugliano, quando Ciccio ‘e Carlantonio disse a Paparella: “Questo è l’ultimo avvertimento”

Giugliano, quando Ciccio ‘e Carlantonio disse a Paparella: “Questo è l’ultimo avvertimento”

Un primo avvertimento. Poi la morte. E fu così che Michele Di Biase, detto “Paparella”, il ras delle Palazzine Ina Casa, sparì nel nulla nel quartiere Vasto di Napoli. Probabilmente, da quanto emerge dalle intercettazioni raccolte dalla Procura della Repubblica, su ordine del clan Mallardo.

A scatenare la violenta rappresaglia della cosca storica dei Carlantonio l’infrazione del divieto di spacciare droga imposto dai vertici. Approfittando del vuoto di potere creatosi a Giugliano dopo l’arresto degli esponenti di spicco del clan, il gruppo di Di Biase capeggiato dal figlio di “Paparella”, Nellino, aveva dato impulso alla vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti. Una scelta maldigerita da Ciccio Mallardo, che di lì a poco sarebbe uscito dal carcere per finire di scontare la pena detentiva nella casa lavoro di Sulmona, dove avrebbe riconquistato la sua libertà di manovra e di azione.

“Facciamo finta che non è successo niente – avrebbe detto Ciccio ‘e Carlantonio a Paparella secondo quanto riferito in una conversazione intercettata nel 2014 tra Giovanni Abate e Salvatore Cammisa, due noti rapinatori giuglianesi – a tuo figlio digli di mettersi a lavorare, viene a finire che se ne va da Giugliano. Se succede qualche cosa, stavolta ti abbiamo avvisato per tuo figlio. La prossima volta non ci stanno avvertimenti”. Un avvertimento che però non sarebbe stato raccolto da Michele Di Biase. Dopo l’ennesimo arresto ai danni del capoclan nel novembre del 2015, il divieto di spacciare droga sarebbe stato di nuovo eluso. Un’infrazione che ha determinato una sequenza inarrestabile di eventi delittuosi: il 2 ottobre, in via Alfonso D’Avalos, nel quartiere Vasto di Napoli, viene rinvenuta la macchina di Paparella piena di sangue e di materia cerebrale. Il corpo non è stato mai ritrovato. “Lo sciolgono proprio”, dicono sempre i due intercettati.

Il 19 ottobre successivo, fu il figlio, Nellino, a scampare a un agguato in via Montessori riparandosi nell’abitazione di Gennaro Catuogno, detto ‘O Scoiattolo, altro elemento di spicco dell’ala scissionista delle Palazzine Ina Casa. Ma il clima da “guerra fredda” che si viveva tra i due gruppi criminali e le frizioni si percepivano già ai tempi del primo avvertimento. “Paparella sta cacato sotto, alle nove di sera padre e figlio si ritirano“, dicono Cammisa e Abate.

E la paura è palpabile in un’altra intercettazione captata nella casa di Gennaro Catuogno. A parlare sono ‘O Scoiattolo e Nello Di Biase: entrambi commentano la nuova ordinanza di arresto ai danni Francesco Mallardo. “Devi mettere il fatto di Ettoruccio Bosti quando dice ‘tengo la spina nel fianco, dobbiamo fare questa ripulita, sono quattro o cinque di loro”. Una frase che, secondo il figlio di Paparella, era riferita proprio al suo gruppo. La sparizione del padre sarebbe avvenuta al Vasto per mano del clan Contini e, secondo la convinzione degli intercettati, per mano del rosso “Ettoruccio Bosti”, nipote di Ciccio Mallardo, referente dell’Alleanza di Secondigliano nel quartiere nord del capoluogo. Da lì sarebbe partita la sanguinosa epurazione interna alla cosca giuglianese che ancora oggi lascia dietro di sé di morti e feriti.