Sangue e vendette, così Cosimo fece uccidere Nocera: “Decido io chi deve morire”

Sangue e vendette, così Cosimo fece uccidere Nocera: “Decido io chi deve morire”

“Non si uccide senza il mio permesso”. Sarà questa la scintilla che determinerà la scissione del gruppo di Francesco Abbinante dal clan dei Di Lauro. E a farne le spese sarà Mariano Nocera, uomo di fiducia degli Abbinante di Marano, che aveva osato uccidere l’intermediario Vincenzo Arciello senza passare per l’autorizzazione del boss di Secondigliano, il figlio di Ciruzzo ‘o Milionario, capo violento e sanguinario, privo di quelle capacità diplomatiche che avevano contraddistinto il padre nella gestione degli affari e dei rapporti tra i vari capizona.

L’omicidio di Nocera. Il commando, guidato da Claudio Salierno, colpisce il 2 settembre 2004, nel noto rione Monterosa di Scampia. Il killer di Cosimo fa fuoco nel bar «San Paolo» qualche minuto dopo le 20, e uccide il pregiudicato melitese, Mariano Nocera, all’epoca 27enne, con tre colpi di pistola alla testa. Un omicidio brutale che lancia un messaggio chiarissimo agli altri affiliati: l’ultima parola spetta a Cosimo Di Lauro.

L’errore di Nocera che gli risultò fatale risaliva a un mese prima, quando aveva deciso di fare fuori Arciello, uomo del rione Don Guanella, 30 anni, originario di Ponticelli. Arciello aveva smerciato diverse partite di droga acquistate a credito dal gruppo “maranese” degli Abbinante con assegni post-datati che risultarono non coperti. Il mancato pagamento della cocaina e il versamento di assegni a vuoto scatenò l’ira di Mariano Nocera, che decise di punire lo sgarro senza passare per il beneplacito di Cosimo di Lauro.

L’omicidio di Arciello. E’ piena estate, 6 agosto. Arciello è alla guida della Peugeot 206 intestata a un detenuto. L’auto viene speronata da un’altra vettura: Vincenzo scende dalla macchina e si avvicina ai responsabili dell’incidente. Non sa, però, che l’incidente è una scusa e che sta andando incontro a un tragico destino. Sei colpi di pistola, due lo colpiscono in pieno viso. Quando la polizia arriva sul luogo del delitto, il corpo di Arciello è a pochi metri dalla Peugeot.

L’intervento del figlio di “Papele ‘e Marano”. Una scelta presa in autonomia, quella di Nocera, che gli costerà caro. Il 27enne melitese capisce che Cosimo di Lauro non gliela farà passare liscia e che può avere le ore contate per aver osato uccidere un uomo senza il permesso del boss di Secondigliano. Quindi si rivolge a Francesco Abbinante, figlio di “Papele ‘e Marano”, perché interceda a suo favore e gli faccia salva la vita. Abbinante, latitante in quel periodo e lontano da Napoli (poi arrestato a Marano nel 2006 in via Fava dove si nascondeva con la famiglia), decide di prestargli aiuto e chiede a uno dei suoi uomini più fidati, Giovanni Piana, di recarsi da Cosimo Di Lauro. Nella circostanza, Di Lauro pur fornendo garanzie per l’incolumità di Nocera, il 2 settembre 2004, non ne vuole sapere: “Fatelo fuori”.

La nuova scissione. Nocera fu colpito alla testa ed al torace da vari colpi calibro 38, proprio per lanciare un chiaro ed inequivocabile messaggio: “Nessuno poteva commettere omicidi senza essere autorizzato dal capo del clan Di Lauro”, in quanto solo lui poteva decidere della vita e della morte degli affiliati. Fu la stessa risposta che, a parole, Cosimo diede a a Francesco Abbinante, che chiese spiegazioni circa la promessa non mantenuta. I rapporti tra i due si deteriorarono: Abbinante decise di passare con gli Amato-Pagano. Con Cosimo “non si poteva ragionare, non era come il padre”. Il clan degli Scissionisti ebbe da allora un nuovo grande alleato nella guerra di Scampia.