Sabato 6 dicembre, alle ore 18, Paola Staccioli e Silvia Baraldini presenteranno il libro “Non per odio ma per amore. Storie di donne internazionaliste”

Sabato 6 dicembre, alle ore 18, Paola Staccioli e Silvia Baraldini presenteranno il libro “Non per odio ma per amore. Storie di donne internazionaliste”

Tamara Bunke, Elena Angeloni, Monika Ertl, Barbara Kistler, Andrea Wolf, Rachel Corrie. Sei vicende biografiche diverse per provenienza geografica, formazione culturale e politica. Sei esistenze accomunate dalla scelta di abbandonare la propria vita «privilegiata» di donne occidentali per andare a combattere una rivoluzione degli altri. Dalla decisione di mettere in gioco la propria vita in una militanza a sostegno delle lotte di liberazione di altri popoli.
Donne comuniste, antimperialiste, pacifiste, alcune delle quali sono entrate nella clandestinità delle formazioni armate, hanno aderito alla guerriglia o hanno esercitato una resistenza attiva.
Non per odio ma per amore è il racconto della loro vita, della «ragione» che le ha spinte a combattere e della «passione» che le ha animate fino al più tragico epilogo.

 
L\’iniziativa, che si terrà a palazzo Merolla (Marano), vuole essere anche momento di dibattito e riflessione sul ruolo della donna nelle lotte: libere dagli stereotipi e dal ruolo che la società moderna le attribuisce, le donne diventano protagoniste della liberazione dei popoli, da quella stessa oppressione che, assumendo diverse forme, domina molti aspetti della loro vita. In una società come quella attuale in cui l\’emancipazione della donna sembra essere al massimo della sua realizzazione, sventolando i “successi” delle quote rosa o della figura della donna manager, appaiono, in maniera quasi o del tutto velata, tutte le contraddizioni che ruotano attorno alla questione di genere. Prendendo parte alla lotta per la liberazione di quei popoli oppressi, le donne liberano se stesse da un sistema gerarchizzante, in cui le discriminazioni di genere, in particolare quelle femminili, sono ben visibili sui posti di lavoro, in famiglia, nei luoghi pubblici, e per combattere il quale occorre parlare di antisessimo come parte di quella stessa lotta.

 

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